Ramadan: una grande festa al centro Nanà per la fine del “Mese Santo”.

Ramadan: una grande festa al centro Nanà per la fine del “Mese Santo”.

La fine del Ramadan è un momento molto sentito per tutti i giovani musulmani del centro Nanà che coinvolgono davvero tutti in una bella e gioiosa festa

 

Si sono riuniti tutti, questa mattina, i giovani del centro interculturale Nanà per festeggiare insieme come in una grande famiglia. Lontani da casa ma vicini nel cuore,  stretti l’un l’altro i ragazzi musulmani hanno partecipato con gioia ed allegria a questa importantissima giornata di festa . C’è chi dal Marocco, come Aya, ricorda la cena con i parenti e il profumo del cous cous cucinato dalla zia, chi come Dilal ricorda che in Bangladesh i dolci erano sulla tavola tutta la giornata.

 

 

 

 

Rosy dall’India ricorda i bei vestiti indossati per la festa , Biggie e Ablie dal Gambia indossano, infatti, splendidi abiti tradizionali per celebrare con eleganza  e seguendo la tradizione questo momento di grande festa. I ragazzi tunisini ricordano che da piccoli ricevevano soldi dai parenti e mangiavano dolci squisiti scorazzando , di casa in casa, per tutta la giornata. Amina dalla Somalia ricorda la grande festa a casa della mamma dove partecipava tutta la famiglia cucinando le prelibatezze tipiche della propria terra.

 

 

 

Malinconia si ma anche tanta gioia perché una grande famiglia proveniente da ogni parte del mondo può ritrovarsi nell’amicizia proprio qui al centro Interculturale Nanà. A tutti loro va il nostro affettuoso augurio affinchè questa grande gioia possa continuare a vivere in ogni giorno della loro vita.

Claudia Cannavacciuolo

Formazione e mediazione: i professionisti della Dedalus esportano il proprio modello in Germania.

Formazione e mediazione: i professionisti della Dedalus esportano il proprio modello in Germania.

Tre giorni di formazione didattica e sul campo. Una delegazione della “Bayerischerjugendringen” partecipa alle lezioni frontali ed all’affiancamento nelle attività pratiche dei mediatori ed operatori del centro Nanà.

Mediazione non è semplicemente un lavoro ma una vocazione, uno stile di vita che coinvolge operatori del settore a 360 gradi. Non è semplicemente attività amministrativa e burocratica ma studio, ascolto, coinvolgimento, anima e partecipazione. Il modello che caratterizza la cooperativa Dedalus ed in particolare il centro Nanà impegnato da oltre 30 anni nell’accoglienza dei minori soli non accompagnati, diventa un punto di riferimento per altre realtà europee che operano nello stesso campo. Con questi presupposti un gruppo di operatori della “ Bayerischerjugendringen” ha partecipato con grande entusiasmo al “job-shadowing” promosso dal coordinatore “Msna” Glauco Iermano che dice “ abbiamo voluto creare un’opportunità per permettere ad altre realtà internazionali che operano nel nostro stesso campo di assistere al modus operandi dei nostri professionisti proprio al fine di completare una formazione puramente didattica frontale con la pratica espletata nel nostro lavoro quotidiano”.  Tre giorni di formazione sul campo, affiancamento nelle attività di routine dei professionisti e lezioni frontali. Un sistema, dunque, volto a far comprendere attraverso la partecipazione-ombra degli operatori esterni, come si muove la macchina della mediazione, dell’accoglienza, della socializzazione e del settore amministrativo nella grande famiglia Dedalus. Al centro del progetto lo studio della mediazione come processo personalizzato ed individuale. “Una nostra prerogativa che caratterizza la mediazione in Dedalus è questa: tutti i nostri mediatori sono professionisti con un’esperienza diretta e personale alle spalle – spiega Laassad Azzabi coordinatore del centro Nana’ – sono migranti che hanno vissuto in prima persona le difficoltà dell’integrazione dal punto di vista sociale e burocratico. Crediamo, dunque, che persone che abbiano vissuto questa esperienza possano essere un supporto valido e necessario al fine di comprendere, assistere ed accompagnare i giovani migranti dell’organizzazione e nell’inizio di una nuova vita nel Paese ospitante”.

La formazione ha interessato, così, gli operatori del centro interculturale Nanà che hanno accolto la delegazione della “Bayerischerjugendringe”, realtà nata nel secondo dopoguerra al fine di scongiurare l’emergere di ideologie razziste e discriminanti ed impegnata tutt’ora in politiche giovanili. Le attività di routine sono state così suddivise: Dilal Hossen, mediatore proveniente dal Bangladesh ha tenuto una mediazione culturale in una scuola accompagnato dall’operatrice Stefania Schmid, Edlir Sina operatore sociale ed Amadou Janha  peer operator hanno sbrigato pratiche in questura riguardo permessi di soggiorno accompagnati da Osama Albernawi della (Bjr). Mariola Grodzka coordinatrice della area mediazione in Dedalus ha tenuto un laboratorio culturale scolastico con Maria Prahl e Basel Asideh. Suleyman Lowe, peer operator ha accompagnato Dwadari Mohamed nella visita delle strutture residenziali della cooperativa Dedalus e Margherita Torello insegnante di italiano per stranieri ha tenuto una lezione di italiano attraverso il teatro con esperti esterni dimostrando come la lingua italiana può essere appresa in un modo alternativo. Margherita Torello è stata affiancata dagli operatori tedeschi Andy Biberger e Nour Roston.

Claudia Cannavacciuolo

Italia, Germania e Grecia: il triangolo della mediazione che apre nuovi orizzonti

Italia, Germania e Grecia: il triangolo della mediazione che apre nuovi orizzonti

La cooperativa sociale Dedalus protagonista del primo appuntamento del progetto trilaterale europeo  che coinvolge gli esperti ed i professionisti nel campo della mediazione e dell’intercultura.

Prima tappa Berlino. Glauco Iermano e Lassaad Azzabi, coordinatori del centro interculturale Nanà, accompagnati dell’operatrice Zoe Giordano hanno partecipato al primo incontro di studio, pianificazione e programmazione di azioni comuni e di confronto di esperienze in materia di accoglienza dei minori soli non accompagnati. L’esperienza tedesca ha contribuito dunque, a consolidare il dialogo transnazionale e la conoscenza del fenomeno che coinvolge i tre Paesi europei in maniera differente e  con una diversa metodologia di azione. “Cross-country exchanges for developing common practices” è un progetto sostenuto dal programma Epim di Never Alone che ha reso possibile la sinergia tra la nostra cooperativa Dedalus,  la tedesca Deutsche Kinder – Jungestiftung e la greca Faros – asserisce Glauco Iermano – attraverso questa prima tappa abbiamo appreso le differenti metodologie di approccio alla questione dell’inclusione dei minori soli. Infatti mentre in Germania sono più impegnati nelle politiche di accoglienza e nella relazione con gli enti pubblici, noi a Napoli siamo decisamente più impegnati negli interventi individuali personalizzati. Sostanziale ancora la differenza con il working system greco specializzato proprio della primissima accoglienza dei migranti . Il nostro obiettivo – continua Iermano – è dunque quello di creare una rete transnazionale di confronto e progettazione nel nostro campo di lavoro che possa ampliarsi sempre di più a livello europeo ed internazionale”. Diverse esperienze a confronto caratterizzano dunque il triangolo dell’accoglienza creato tra Atene, Berlino e Napoli che crea i presupposti per un modello europeo di condivisione, studio e progettazione. “La Germania rappresenta uno dei Paesi che maggiormente attrae i flussi di migranti diretti verso l’Europa continentale a causa del suo modello di Walfare – spiega Lassaad Azzabi che continua – in realtà i nostri sistemi di azione differiscono così tanto proprio a causa delle differenti posizioni geografiche ed è per questo che il dialogo diventa determinante al fine di elaborare una strategia comune che possa migliorare i nostri interventi sul territorio.

 

 

La Grecia è un Paese di “sbarco”, l’Italia è possibile definirlo Paese di “passaggio” mentre la Germania molto spesso di “destinazione”. Le tre differenti metodologie professionali messe a confronto, potranno essere così di aiuto alle altre realtà europee che lavorano nel campo della cooperazione, della mediazione e dell’accoglienza”.

 

Claudia Cannavacciuolo

 Grande partecipazione per le attività di “Salvi per un pelo”al centro Nanà .

 Grande partecipazione per le attività di “Salvi per un pelo”al centro Nanà .

I volontari dell’associazione partenopea hanno offerto un taglio di capelli ed una dimostrazione gratuita ai ragazzi interessati alla professione di coiffeur. 

 

Il centro  Nanà si  trasforma in  un grande salone di bellezza. Questa mattina i volontari dell’associazione “Salvi per un pelo”  hanno offerto un taglio di capelli ed una dimostrazione, completamente a titolo gratuito, ai ragazzi del centro Nanà della cooperativa Dedalus. Grande entusiasmo , dunque, per i giovani che hanno affollato la sala studio del centro non solo  per cambiare il proprio look ma anche partecipare in prima persona alle attività. .

“Siamo un gruppo di 15 volontari  – spiega Pasquale Penza presidente dell’associazione  –  ciascuno ha un proprio salone e così ogni lunedì approfittiamo del nostro tempo libero per offrire ai ragazzi ospiti delle comunità o anche ai senza fissa dimora, un taglio di capelli gratuito”.  I giovani hanno partecipato con grande interesse alle attività, alcuni provando ad utilizzare spazzola, phon e piastra ascoltando attentamente le direttive dei parrucchieri professionisti.”Il nostro intento è quello di offrire ai ragazzi un momento di cura della propria persona ma anche quello finalizzato alla conoscenza di un nuovo mestiere – dice Edlir Sina, operatore sociale del centro Nanà – questa giornata dimostrativa potrebbe essere un’opportunità per i nostri ragazzi interessati a questo settore . Ci auguriamo infatti che possa instaurarsi una cooperazione con i volontari dell’associazione “Salvi per un pelo” al fine della realizzazione di un tirocinio formativo per i minori stranieri non accompagnati della Dedalus. La professione di coiffeur attrae ed interessa molto i giovani e questo è stato dimostrato proprio grazie all’entusiasmo ed alle grande partecipazione dei ragazzi alle attività di questa mattina”.

Claudia Cannavacciuolo

“Destrutturiamo il cliché … è la diversità fatta sistema che diventa una forza”

“Destrutturiamo il cliché … è la diversità fatta sistema che diventa una forza”

Le aree di intervento della Cooperativa Dedalus sono molto articolate e diverse per tipologia e profilo. Ad ogni area corrisponde un sistema di intervento supportato da professionisti che con esperienza e competenza mettono in campo gli interventi necessari per realizzare la mission per la quale la cooperativa Dedalus si batte da oltre 30 anni : l’inclusione e l’abbattimento di ogni barriera fondata sul pregiudizio.

Glauco Iermano è uno dei coordinatori dell’area minori non accompagnati, laureto in scienze politiche all’università L’Orientale di Napoli nel 1997, lavora dal 1999 nell’ambito dell’immigrazione e dell’intercultura

I: Dottor Iermano, cerchiamo di comprendere più ampiamente quali sono le diverse aree di intervento della cooperativa Dedalus.

G.I. La cooperativa Dedalus nasce nel 1981  e si dirama in sette grandi aree di interesse ed intervento: area minori soli non accompagnati, area accoglienza, area tratta, area scuola, area marginalità urbane, area mediazione linguistica/culturale, area formazione orientamento. Io mi occupo del coordinamento della prima area elencata denominata “Msna”.

I: Può parlarci del suo ruolo di coordinatore “Area minori non accompagnati” presso la cooperativa Dedalus?

 G.I. Dopo aver maturato una lunga esperienza, sempre nel campo dell’accoglienza di migranti e dell’intercultura, con grande orgoglio sono entrato in Dedalus nel 2007 e da quel momento si è avviato un sistema di doppio coordinamento  all’interno dell’area MSNA con Lassaad Azzabi, amico e professionista in gamba! Un doppio coordinamento che rappresenta un esperimento unico in quanto abbiamo background ed esperienze diverse ma che unite diventano un valore aggiunto. Noi destrutturiamo il clichè: siamo l’esempio che la diversità fatta sistema diventa una forza. Ad ogni modo, mi occupo di coordinare questa area molto delicata della cooperativa Dedalus, studiando e pianificando i servizi, i progetti e le attività relative all’ accoglienza, all’orientamento didattico, professionale, ricreativo e ludico-sociale,      tutto ciò mediante l’utilizzo del pilastro metodologico della “mediazione linguistico-culturale”.

I: Ci aiuti a conoscere meglio i “minori stranieri non accompagnati”….

G.I: Sono ragazzi, adolescenti che vivono la perenne contraddizione tra la necessità di essere grandi per affrontare la strada, la precarietà e la voglia di essere piccoli per poter vedere riconosciuto il proprio diritto di affetto, di coccole e di gioco.

I: Cosa prevede lo status giuridico dei Msna?

G.I.  E’ uno status duplice e complesso, che si trova a cavallo tra due normative differenti e spesso contrapposte. Da un lato quella nazionale ed internazionale di tutela del minore caratterizzato da una serie di interventi finalizzati alla protezione sociale, all’inserimento educativo ed al collocamento in strutture di accoglienza, dall’altro la normativa più restrittiva relativa all’immigrazione che prevede la presa in carico del giovane durante la minore età ma che diviene spesso discriminante una volta che il giovane abbia compiuto il 18esimo anno di vita.

 

I: Dunque, in che modo si inseriscono in questo intricato quadro normativo gli interventi messi in campo dalla Cooperativa Dedalus nella tutela dei minori? Quale dunque l’obiettivo al centro delle azioni di questa ampia ed eterogenea rete di professionisti che con amore e dedizione assistono quotidianamente centinaia e centinaia di giovani stranieri?

G.I. Le finalità degli interventi integrati della Dedalus sono molteplici: favorire l’incontro dei giovani migranti con  il sistema dei servizi, degli adempimenti burocratici e delle norme vigenti nel nostro Paese, offrire spazi di ospitalità ed accoglienza, formare linguisticamente e culturalmente ed orientare ed offrire sostegno nella formazione professionale e nell’inserimento lavorativo non tralasciando mai le attività dello sportello di ascolto e di consulenza giuridica.

I: Ha parlato di doppio coordinamento, quali sono i punti di forza di un lavoro di squadra nel quale si interfacciano differenti figure professionali?

G.I. Nell’area minori il punto di forza è un’equipe di operatori provenienti da diversi contesti culturali, infatti ogni operatore contribuisce con la propria esperienza e la propria formazione. Accade che le diverse situazioni o problematiche vengono analizzate insieme da differenti prospettive che hanno l’obiettivo comune di rendere  efficace l’intervento verso i destinatari. Nel lavoro d’equipe dunque un elemento da non tralasciare è l’importanza del sostegno reciproco, in un momento in cui una parte del gruppo o anche solo un operatore manifesta una situazione di difficoltà gli altri tendono a sostenerlo ed incoraggiarlo così come accade in un team sportivo che ha l’obiettivo, il fine ultimo di vincere.

Claudia Cannavacciuolo

 

 

 

 

Le rotte orientali dei migranti raccontate da chi le ha attraversate: la storia di Dilal, oggi mediatore Dedalus.

Le rotte orientali dei migranti raccontate da chi le ha attraversate: la storia di Dilal, oggi mediatore Dedalus.

“…ed è quando butti via i documenti che ti hanno fornito, quando ormai puoi andare solo avanti senza voltarti più indietro che smetti di essere quello che eri e ti trasformi in migrante….in clandestino…”.Dilal

Il mediatore racconta le tragiche esperienze dei migranti che hanno battuto la rotta libica e l’inferno dei sequestri e dei rapimenti.

 

Md Dilal Hossen ha 19 anni, proviene da Sylhet, una città a nord-est di Dacca in Bangladesh ed è in Italia da quando ne aveva 17. Quando è partito non sapeva cosa il destino gli avrebbe riservato, quanto sarebbe durato il suo viaggio cosa sarebbe potuto accadere ma aveva un unico obiettivo segnato su un pezzetto di carta… una scritta “Dedalus – centro interculturale Nanà- Napoli”. Qualche amico gli aveva parlato di questo posto, un luogo che rappresentava il suo traguardo, l’associazione che gli avrebbe permesso di iniziare a costruire il suo futuro.  Insomma, un semplice passaparola che gli ha completamente cambiato la vita perché oggi Dilal è un bravo mediatore culturale della Dedalus che svolge il suo lavoro con grande professionalità, preciso e meticoloso, un interprete valido e preparato che parla ben cinque lingue: bangla, urdu, hindy, inglese ed italiano.

Kean Bridge nel centro di Sylhet in Bangladesh

I:Cosa facevi in Bangladesh? Puoi raccontarci qualcosa della tua famiglia, della tua vita?

D.H. : Certo, provengo da un piccolo villaggio vicino a Sylhet, lì vivevo con la mia famiglia dove abbiamo una bella casa e non mancava il necessario ma crescendo ho subito capito che dovevo rimboccarmi le maniche ed iniziare a studiare e lavorare perché le cose non andavano poi così bene . Ho due fratelli che lavorano come tassisti io invece desideravo continuare gli studi. Infatti a 14 anni lavoravo, nel mio tempo libero,  in un ristorante prima come lavapiatti poi, piano piano, come cuoco senza mai trascurare gli studi.

I: Quando hai deciso di partire? Chi ti ha aiutato a pianificare il viaggio?

D.H. Parlando  con degli amici mi raccontavano di storie di altri amici che erano arrivati in Europa, per studiare, lavorare, delle possibilità che avevano avuto in un posto diverso e così ho deciso che ci avrei provato. I miei genitori mi hanno appoggiato perché volevano che io fossi felice anche se ciò significava stare lontano da casa. Così questi amici mi hanno presentato delle persone, i cosiddetti “Passeurs” che stavano organizzando una partenza per l’Europa ….eravamo una decina di persone.

I: Ti è stato subito chiesto dei soldi…quanto costa un viaggio simile? Cosa ti hanno detto riguardo le rotte ed i percorsi che avresti dovuto seguire, ti hanno detto quanto tempo sarebbe durato tutto l’attraversamento?

D.H.  Dal Bangladesh costa circa sei o settemila euro…anche di più! Paghi tutto in anticipo  perché devi ricevere biglietti aerei, visti, documenti….e poi speri che vada tutto per il meglio! Mi hanno parlato di due rotte: una con passaggio per la Turchia ed è quella che ho percorso io e l’altra per la Libia ma quello è un inferno vero e proprio.

I: Potevi scegliere la rotta da seguire, potevi scegliere di evitare il passaggio dalla Libia?

D.H. No assolutamente. Decidono loro in base ai loro calcoli, sono delle persone organizzatissime e tecnologicamente molto attrezzate. Devi affidarti, io sono stato fortunato ma molte persone che ho conosciuto hanno visto morire i propri compagni di viaggio, i racconti di quelli che sono stati rapiti e sequestrati in Libia sono raccapriccianti.

I:Cosa ti hanno raccontato della Libia? Come vengono trattati i migranti che vengono sequestrati ?

D.H: Mi hanno raccontato che vengono presi da criminali appartenenti alla rete del traffico internazionale di uomini o da poliziotti corrotti. Vengono sequestrati e messi in prigione o nelle stanze completamente chiuse senza cibo e acqua per giorni interi. Anche 100 persone in una stanza,quindi immagina in che condizioni igieniche. Spesso queste persone si ammalano o muoiono in questi posti dove restano segregati anche per mesi.

(immagine tratta dal web)

I:Quali sono le condizioni per la liberazione?

D.H. Ovviamente pagare più soldi possibile per farti continuare il viaggio. Loro si informano sulla famiglia e sulle possibilità economiche dei familiari dei prigionieri così capiscono quanto possono chiedere, quanto possono ricavare. Se ti fai mandare i soldi ti lasciano “libero” ma significa solo che puoi raggiungere il barcone che “dovrebbe” portarti in un luogo sicuro, di accoglienza.

 

 

I: Ma la cronaca ci mostra quotidianamente che molto spesso queste imbarcazioni di fortuna non raggiungono la destinazione promessa….moltissimi muoiono in naufragi o incidenti durante l’attraversamento in mare, quindi parlare di libertà è ancora presto…

D.H. Si perché poi ti lasciano libero ma può capitare che un altro gruppo di trafficanti ti sequestri nuovamente o ti riporti ancora  nella stessa prigione con lo scopo di estorcere altri soldi ancora. Ad ogni modo il barcone, in quel momento, diventa l’unica speranza…e poi vivere o morire!

I: Il tuo percorso invece? Puoi raccontarci come sei arrivato in Italia?

Il mio viaggio rappresenta la rotta per la Turchia/Grecia diciamo meno pericolosa della rotta libica. Sono partito dal Bangladesh  con un aereo per l’Iran. Arrivato lì ho buttato via i documenti falsi che mi avevano fornito gli organizzatori, ed è in quel momento, quando ormai puoi andare solo avanti senza voltarti più indietro che smetti di essere quello che eri e ti trasformi in migrante….in clandestino! In Iran, i “Passeurs” hanno accompagnato il mio gruppo per un pò….circa 7 ore di cammino notturno  per le montagne che delimitano il confine turco. Bisognava prestare molta attenzione alle indicazioni dei “Passeurs” per evitare i controlli di sicurezza e per seguire il sentiero giusto…se si sbaglia strada rischi di camminare per ore senza arrivare da nessuna parte! Arrivati in Turchia raggiungere la Grecia è abbastanza semplice….si tratta di percorsi con mezzi tipo taxi o a piedi per un pezzo….poi con la barca. In Grecia sono stato nei primi centri di accoglienza dove ho incontrato rifugiati provenienti da ogni parte del mondo….poi sono imbarcato per l’Italia fino ad arrivare qui a Napoli.

Mediazione culturale al centro di Vico tutti i Santi

Dilal con Lassaad Azzabi, coordinatore del centro Nanà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I: Ora lavori per la cooperativa Dedalus, la stessa che ti ha sostenuto, formato ed aiutato appena arrivato in Italia. E’ un bel traguardo!

D.H. Si, sono stato molto fortunato, ogni giorno per me è una conquista, una battaglia  che vinco. Ho ancora tanto da fare…voglio migliorare e non fermarmi.  Continuare a studiare, c’è ancora molto da imparare…il mio obiettivo è diventare un professionista vero e dare aiuto a chi ha intrapreso il mio stesso percorso….essere un esempio.

I: Cosa vorresti dire ai ragazzi che vedono l’Europa come un sogno, come una possibilità per il futuro?

D.H: La situazione è molto complicata, in realtà non è cosi facile e luminoso come sembra…l’Europa è un posto bello ma bisogna lottare e dare 100% per avere un’opportunità. Ci vuole tanta forza e coraggio….pazienza e buona volontà. Bisogna essere pronti a lavorare duro per imparare ed avere fiducia in se stesso. Ci sono grandi sacrifici per arrivare al proprio obiettivo e cioè quello che ha spinto noi ragazzi a lasciare la nostra terra, amici e parenti….la strada è in salita, non bisogna pensare all’Europa come ad un “piatto pronto” ma bisogna guadagnarsi un “posto” nel nuovo Paese con grande impegno, studio e lavoro. Non bisogna ascoltare i pregiudizi. Io so chi sono e quanto valgo. Non bisogna farsi disturbare dalle chiacchiere della gente…andare avanti sempre e lasciare le stupide chiacchiere alle tue spalle!!!! La risposta al pregiudizio è quello che sono….quello che ho costruito!

 

Claudia Cannavacciuolo

 

 

Tirocini formativi e professionali: il progetto autonomia parte da qui.

Tirocini formativi e professionali: il progetto autonomia parte da qui.

Ne parliamo con l’operatrice “Area minori stranieri” (MSNA), Nunzia Cipolla che illustra alcuni dei progetti realizzati dalla cooperativa Dedalus e dal centro interculturale Nanà per accompagnare i ragazzi,minori e neomaggiorenni,all’autonomia.

La funzione del tirocinio rappresenta un anello fondamentale di un lungo percorso verso l’avviamento professionale e quindi  del progetto di autonomia. Alcuni  minori ed i neomaggiorenni della cooperativa sociale Dedalus che risultano  in possesso dei requisiti necessari sono quotidianamente impegnati in attività di formazione lavorativa presso strutture di ricezione turistica ed aziende private di vario genere, per imparare o consolidare conoscenze professionali nuove o già acquisite nei propri paesi di provenienza. Cuochi, pizzaioli, camerieri, interpreti, giardinieri, mediatori, operai ed artigiani. La realizzazione del sogno di una vita autonoma e ben integrata sul territorio parte proprio da qui. Ma troppo spesso non si realizza con il compimento del diciottesimo anno di età e quindi, c’è bisogno di un accompagnamento più lungo che possa condurre i ragazzi, non più minori, ad essere indipendenti. Nunzia Cipolla è l’operatrice amministrativa dell’area minori non accompagnati che opera principalmente nel centro interculturale Nanà e che si occupa proprio delle pratiche amministrative legate all’attuazione del tirocinio. “Il cammino verso l’autonomia non è uguale per tutti – spiega l’operatrice – alcuni riescono a realizzare il progetto di una casa e di un lavoro entro il diciottesimo anno di età e quindi lasciare le comunità per intraprendere la nuova vita. Altri hanno bisogno di più tempo per questo motivo non possiamo abbandonare il percorso formativo a causa di impedimenti anagrafici ma protrarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo: l’autonomia.” Questa riflessione non appartiene solo a noi ma anche ad enti pubblici e privati infatti in questo periodo sono attivi due progetti fondamentali  Il progetto PAG (progetto autonomia guidata), promosso dal Comune di Napoli e  finanziato dalla Comunità Europea ed il progetto “Ragazzi Sospesi” finanziato attraverso il “Bando Never Alone”.

Il Progetto Pag vede come capofila il consorzio “Gesco” e come enti attuatori la cooperativa “Dedalus”  e la cooperativa”Era” il progetto vuole sostenere i neomaggiorenni sia italiani che stranieri a concludere positivamente il loro percorso di autonomia, offrendo continuità all’accoglienza o la possibilità di vivere autonomamente, inoltre offre percorsi di formazione e tirocinio lavorativo. Il progetto “Ragazzi sospesi”, prevede programmi personalizzati di  socializzazione, orientamento al lavoro, corsi di lingua italiana, borse lavoro e di cittadinanza ed accoglienza. “E’ dunque un lavoro stimolante ed in continua evoluzione – afferma Nunzia Cipolla e conclude dicendo “il momento in cui mi sento realizzata è proprio quando assisto alla conclusione del progetto di autonomia dei ragazzi, quando vedo realizzarsi il piano di una vita serena, regolarizzata, indipendente ed integrata nel nuovo Paese”.

Claudia Cannavacciuolo

 

 

Nasce “la libreria di tutti”: una biblioteca multiculturale nel cuore di Napoli

Nasce “la libreria di tutti”: una biblioteca multiculturale nel cuore di Napoli

Al centro Nanà apre i battenti la biblioteca multiculturale. I testi provenienti da ogni parte del mondo potranno essere consultati, liberamente, da chiunque desideri cimentarsi  nella lettura di un libro straniero.

Libri per tutti e in tutte le lingue del mondo . Al centro interculturale Nanà è aperta una biblioteca per chiunque desideri leggere un libro in inglese, italiano, francese, arabo e tante altre ancora.  Un progetto realizzato grazie all’impegno dei volontari dell’International Napoli Network che hanno dipinto un murales raffigurante uno splendido albero con grandi rami per raccogliere i testi stranieri. Ad ogni ramo è attribuita una lingua, in modo da rendere immediata e semplice la ricerca e la consultazione.    “Questo progetto è molto importante per due motivi – spiega Lassaad Azzabi, coordinatore del centro interculturale Nanà – i giovani si stanno allontanando dai libri per utilizzare pc e smartphone, noi vogliamo invogliare i ragazzi a leggere per non perdere le tradizioni che rappresentano la memoria storica di un popolo. E poi con questa biblioteca – continua il coordinatore –  i ragazzi stranieri hanno la possibilità di leggere  un libro nella propria lingua o di impararne un’altra, facendo pratica con la lettura”.

Una biblioteca, dunque, destinata a crescere per accogliere tanto altro materiale .  “Questa libreria ci auguriamo possa essere un punto di riferimento per il quartiere – dice Margherita Torello, insegnante di italiano per stranieri, “la libreria di tutti che possa essere di aiuto nel progetto di inclusione sociale che portiamo avanti con grande soddisfazione “.  Il centro Nanà ringrazia  tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto offrendo delle donazioni : Robert Arbucci, Jillisa Gibson, Paola Maiello, Myriam Clemente, Elettra Bruno, Claudia Noviello, Manuel Looz e Luisa Bencivenga. E’ possibile effettuare ancora donazioni sulla piattaforma https://www.gofundme.com/centronana .

Infine ringraziamo la libreria “Io ci sto”, sita in Via Domenico
Cimarosa al Vomero, che ci ha donato moltissimi libri.

                                                                                               Cla. C.

Ludopedagogia e pittura espressiva: un mosaico di progetti per la socializzazione.

Ludopedagogia e pittura espressiva: un mosaico di progetti per la socializzazione.

Dipinti liberi da schemi tecnici, giochi di squadre e passeggiate di gruppo. Zoe Giordano e Jessica Sciarnè ci raccontano perché la libera espressione artistica e la socializzazione rappresentano un momento importante nel piano di inclusione sociale

Ludopedagogia, cromoterapia e laboratori artistici per i minori soli non accompagnati. Sono solo alcune delle attività promosse dalla cooperativa Dedalus al centro interculturale Nanà . Riempire una tela per liberarsi dalla paura ed esprimere con i colori i propri stati d’animo, il proprio vissuto o ancora organizzare un gioco di squadra, vedere un film in gruppo e discuterne insieme: queste attività  vanno così ad inserirsi nel mosaico di progetti portati avanti dagli educatori e mediatori della cooperativa. “Ho partecipato per tre mesi alle operazioni di “pronta accoglienza” nella struttura adibita a Marechiaro la scorsa estate – dichiara Zoe Giordano, educatrice presso il centro Nanà  – è un momento molto delicato, i ragazzi arrivano sfiancati dal lungo ed estenuante viaggio, sono pieni di domande e soprattutto di aspettative che purtroppo non possono essere soddisfatte immediatamente…documenti, permessi,  il desiderio di comunicare con i familiari, l’inizio di una vita fuori dal centro di pronta accoglienza. Spesso trascorrono mesi prima che i giovani siano pronti a lasciare il centro. Nel mentre – continua Zoe – noi educatori abbiamo il compito di avviare progetti di socializzazione, oltre che quelli condotti dagli altri operatori e dedicati alle lezioni di italiano, culturali e di avviamento professionale. ”La prima accoglienza, dunque è un momento nel quale il tempo gioca un ruolo fondamentale. L’attesa della “nuova vita” si protrae  anche per 4/5  mesi ed è quindi importantissimo il compito degli educatori che intrattengono e sollevano il morale dei ragazzi cercando di creare “gruppo” e di far socializzare i minori costruendo un meccanismo di cooperazione e sostegno reciproco. “ Nelle nostre passeggiate e visite turistiche della città – conclude  Zoe – non mi sembrava di svolgere un lavoro ma di stare con la mia comitiva di amici.Ed è ancora così anche nelle attività che promuovo al centro Nanà”.

Ancora pittura e disegno libero: “l’idea nasce da una mia passione personale – dice Jessica Sciarnè, volontaria che attualmente svolge il servizio civile nella sede di vicolo Tutti i Santi – è un modo per rilassarmi, per raccontare le mie emozioni senza bisogno delle parole. Così ho pensato che poteva essere un modo per far raccontare qualcosa di se ai ragazzi al di là delle differenze linguistiche senza turbare, con domande scomode , la propria sensibilità”. “Una tavolozza di emozioni” è quindi il progetto che vede impegnati, con grande partecipazione, i ragazzi che frequentano il centro Nanà. Senza schemi e senza tecniche.

 

 

 

I giovani sono così liberi da regole prestabilite e possono liberare la propria creatività su un foglio bianco che accoglierà, così, un pezzetto di anima e di vissuto che li ha particolarmente emozionati. “A causa delle distanze linguistiche si creano purtroppo dei sottogruppi – spiega ancora Jessica – l’espressione artistica è un codice universale che abbatte queste barriere e che permette di distendersi e rivivere (o vivere per la prima volta) un pezzetto di infanzia. Ritengo importantissimo il disegno soprattutto per gli adolescenti – conclude Jessica – pennelli e colori sono un antidoto infallibile contro la tristezza, il disagio e la paura. Tutti dovrebbero liberarsi delle proprie angosce ma anche comunicare la bellezza e la felicità con un disegno. La bellezza è emozione e le emozioni non seguono regole tecniche. Chiunque può dipingere!!!”. Paesaggi di terre lontane, pittura astratta o volti a noi sconosciuti…al termine del progetto sarà allestita una mostra dove tutti potranno ammirare le creazioni realizzate dai giovanissimi artisti del centro Nanà.

Claudia Cannavacciuolo

 

 

Carnevale Sociale per le strade del centro storico di Napoli

Laboratorio di corpo in movimento

Laboratorio di corpo in movimento.

Laboratorio di corpo in movimento.

Laboratorio di corpo in movimento.

Ludopedagogia: esercizio sulla fiducia.

 

Laboratorio di pittura.

Conosciamo il mondo: i paesi e la loro storia.

 

Parliamoci e ascoltiamoci sempre.

Informazione ed attualità: al centro Nanà si parla di politica, cronaca e di razzismo

Informazione ed attualità: al centro Nanà si parla di politica, cronaca e di razzismo

Al centro, Lassaad Azzabi, coordinatore del centro interculturale Nanà.

I ragazzi intervengono raccontando le proprie esperienze.

 

 

 

Il coordinatore del centro interculturale,  Lassaad Azzabi ha riunito i ragazzi per condividere informazioni relative ai cambiamenti della politica Italiana post voto e su temi di cronaca ed attualità. 

Questa mattina dibattito aperto alla sede Dedalus di Vico tutti i Santi. Il coordinatore Lassaad Azzabi ha riunito i giovani che frequentano il centro Nanà, per spiegare loro, attraverso una lezione – dibattito, temi di grande attualità. Si è discusso dei cambiamenti politici italiani alla luce dei risultati elettorali, di razzismo, delle difficoltà che i ragazzi incontrano quotidianamente a causa di una ancora forte discriminazione. I giovani, dopo aver ascoltato attentamente  le informazioni riguardo i nuovi scenari politici italiani sono stati chiamati ad esprimere il proprio parere sulle diverse questioni sollevate, in particolar modo sul problema del razzismo. ” Ancora è un problema attuale in Italia! Molti ragazzi ancora sono costretti a convivere con il timore di un pregiudizio razzista! – asserisce il coordinatore – il razzismo è ovunque, sul bus ,nelle istituzioni pubbliche,  alla metro, per la strada! Anche svolgere le piu’ semplici attività come effettuare una visita medica o richiedere un documento al Comune  ci fa sentire cittadini di “serie B”  – il pregiudizio e la discriminazione che accompagna gli stranieri è come un’etichetta indelebile che viene appiccicata addosso e che non si riesce neanche con l’evidenza dei fatti ad eliminare. Toccati nel profonda da vicende che inevitabilmente ciascuno di loro ha vissuto sulla propria pelle, alla domanda del coordinatore Lassaad Azzabi “quale potrebbe essere la soluzione al problema del razzismo?” la risposta più frequente è stata proprio “andare via dall’Italia” .   ” Ai nostri ragazzi rispondo sempre – continua il coordinatore –  che non puoi scappare tutta vita, già sei andato via una volta non puoi farlo per sempre. Se c’è razzismo non sei tu a dover cambiare o fuggire ma il razzista. Deve vergognarsi chi lo pratica e chi senza vergogna e con arroganza crede di essere superiore di un suo simile” .

Cla.C.

 

I giovani partecipano con grande interesse alla lezione ponendo tante domande