“Destrutturiamo il cliché … è la diversità fatta sistema che diventa una forza”

“Destrutturiamo il cliché … è la diversità fatta sistema che diventa una forza”

Le aree di intervento della Cooperativa Dedalus sono molto articolate e diverse per tipologia e profilo. Ad ogni area corrisponde un sistema di intervento supportato da professionisti che con esperienza e competenza mettono in campo gli interventi necessari per realizzare la mission per la quale la cooperativa Dedalus si batte da oltre 30 anni : l’inclusione e l’abbattimento di ogni barriera fondata sul pregiudizio.

Glauco Iermano è uno dei coordinatori dell’area minori non accompagnati, laureto in scienze politiche all’università L’Orientale di Napoli nel 1997, lavora dal 1999 nell’ambito dell’immigrazione e dell’intercultura

I: Dottor Iermano, cerchiamo di comprendere più ampiamente quali sono le diverse aree di intervento della cooperativa Dedalus.

G.I. La cooperativa Dedalus nasce nel 1981  e si dirama in sette grandi aree di interesse ed intervento: area minori soli non accompagnati, area accoglienza, area tratta, area scuola, area marginalità urbane, area mediazione linguistica/culturale, area formazione orientamento. Io mi occupo del coordinamento della prima area elencata denominata “Msna”.

I: Può parlarci del suo ruolo di coordinatore “Area minori non accompagnati” presso la cooperativa Dedalus?

 G.I. Dopo aver maturato una lunga esperienza, sempre nel campo dell’accoglienza di migranti e dell’intercultura, con grande orgoglio sono entrato in Dedalus nel 2007 e da quel momento si è avviato un sistema di doppio coordinamento  all’interno dell’area MSNA con Lassaad Azzabi, amico e professionista in gamba! Un doppio coordinamento che rappresenta un esperimento unico in quanto abbiamo background ed esperienze diverse ma che unite diventano un valore aggiunto. Noi destrutturiamo il clichè: siamo l’esempio che la diversità fatta sistema diventa una forza. Ad ogni modo, mi occupo di coordinare questa area molto delicata della cooperativa Dedalus, studiando e pianificando i servizi, i progetti e le attività relative all’ accoglienza, all’orientamento didattico, professionale, ricreativo e ludico-sociale,      tutto ciò mediante l’utilizzo del pilastro metodologico della “mediazione linguistico-culturale”.

I: Ci aiuti a conoscere meglio i “minori stranieri non accompagnati”….

G.I: Sono ragazzi, adolescenti che vivono la perenne contraddizione tra la necessità di essere grandi per affrontare la strada, la precarietà e la voglia di essere piccoli per poter vedere riconosciuto il proprio diritto di affetto, di coccole e di gioco.

I: Cosa prevede lo status giuridico dei Msna?

G.I.  E’ uno status duplice e complesso, che si trova a cavallo tra due normative differenti e spesso contrapposte. Da un lato quella nazionale ed internazionale di tutela del minore caratterizzato da una serie di interventi finalizzati alla protezione sociale, all’inserimento educativo ed al collocamento in strutture di accoglienza, dall’altro la normativa più restrittiva relativa all’immigrazione che prevede la presa in carico del giovane durante la minore età ma che diviene spesso discriminante una volta che il giovane abbia compiuto il 18esimo anno di vita.

 

I: Dunque, in che modo si inseriscono in questo intricato quadro normativo gli interventi messi in campo dalla Cooperativa Dedalus nella tutela dei minori? Quale dunque l’obiettivo al centro delle azioni di questa ampia ed eterogenea rete di professionisti che con amore e dedizione assistono quotidianamente centinaia e centinaia di giovani stranieri?

G.I. Le finalità degli interventi integrati della Dedalus sono molteplici: favorire l’incontro dei giovani migranti con  il sistema dei servizi, degli adempimenti burocratici e delle norme vigenti nel nostro Paese, offrire spazi di ospitalità ed accoglienza, formare linguisticamente e culturalmente ed orientare ed offrire sostegno nella formazione professionale e nell’inserimento lavorativo non tralasciando mai le attività dello sportello di ascolto e di consulenza giuridica.

I: Ha parlato di doppio coordinamento, quali sono i punti di forza di un lavoro di squadra nel quale si interfacciano differenti figure professionali?

G.I. Nell’area minori il punto di forza è un’equipe di operatori provenienti da diversi contesti culturali, infatti ogni operatore contribuisce con la propria esperienza e la propria formazione. Accade che le diverse situazioni o problematiche vengono analizzate insieme da differenti prospettive che hanno l’obiettivo comune di rendere  efficace l’intervento verso i destinatari. Nel lavoro d’equipe dunque un elemento da non tralasciare è l’importanza del sostegno reciproco, in un momento in cui una parte del gruppo o anche solo un operatore manifesta una situazione di difficoltà gli altri tendono a sostenerlo ed incoraggiarlo così come accade in un team sportivo che ha l’obiettivo, il fine ultimo di vincere.

Claudia Cannavacciuolo

 

 

 

 

Le rotte orientali dei migranti raccontate da chi le ha attraversate: la storia di Dilal, oggi mediatore Dedalus.

Le rotte orientali dei migranti raccontate da chi le ha attraversate: la storia di Dilal, oggi mediatore Dedalus.

“…ed è quando butti via i documenti che ti hanno fornito, quando ormai puoi andare solo avanti senza voltarti più indietro che smetti di essere quello che eri e ti trasformi in migrante….in clandestino…”.Dilal

Il mediatore racconta le tragiche esperienze dei migranti che hanno battuto la rotta libica e l’inferno dei sequestri e dei rapimenti.

 

Md Dilal Hossen ha 19 anni, proviene da Sylhet, una città a nord-est di Dacca in Bangladesh ed è in Italia da quando ne aveva 17. Quando è partito non sapeva cosa il destino gli avrebbe riservato, quanto sarebbe durato il suo viaggio cosa sarebbe potuto accadere ma aveva un unico obiettivo segnato su un pezzetto di carta… una scritta “Dedalus – centro interculturale Nanà- Napoli”. Qualche amico gli aveva parlato di questo posto, un luogo che rappresentava il suo traguardo, l’associazione che gli avrebbe permesso di iniziare a costruire il suo futuro.  Insomma, un semplice passaparola che gli ha completamente cambiato la vita perché oggi Dilal è un bravo mediatore culturale della Dedalus che svolge il suo lavoro con grande professionalità, preciso e meticoloso, un interprete valido e preparato che parla ben cinque lingue: bangla, urdu, hindy, inglese ed italiano.

Kean Bridge nel centro di Sylhet in Bangladesh

I:Cosa facevi in Bangladesh? Puoi raccontarci qualcosa della tua famiglia, della tua vita?

D.H. : Certo, provengo da un piccolo villaggio vicino a Sylhet, lì vivevo con la mia famiglia dove abbiamo una bella casa e non mancava il necessario ma crescendo ho subito capito che dovevo rimboccarmi le maniche ed iniziare a studiare e lavorare perché le cose non andavano poi così bene . Ho due fratelli che lavorano come tassisti io invece desideravo continuare gli studi. Infatti a 14 anni lavoravo, nel mio tempo libero,  in un ristorante prima come lavapiatti poi, piano piano, come cuoco senza mai trascurare gli studi.

I: Quando hai deciso di partire? Chi ti ha aiutato a pianificare il viaggio?

D.H. Parlando  con degli amici mi raccontavano di storie di altri amici che erano arrivati in Europa, per studiare, lavorare, delle possibilità che avevano avuto in un posto diverso e così ho deciso che ci avrei provato. I miei genitori mi hanno appoggiato perché volevano che io fossi felice anche se ciò significava stare lontano da casa. Così questi amici mi hanno presentato delle persone, i cosiddetti “Passeurs” che stavano organizzando una partenza per l’Europa ….eravamo una decina di persone.

I: Ti è stato subito chiesto dei soldi…quanto costa un viaggio simile? Cosa ti hanno detto riguardo le rotte ed i percorsi che avresti dovuto seguire, ti hanno detto quanto tempo sarebbe durato tutto l’attraversamento?

D.H.  Dal Bangladesh costa circa sei o settemila euro…anche di più! Paghi tutto in anticipo  perché devi ricevere biglietti aerei, visti, documenti….e poi speri che vada tutto per il meglio! Mi hanno parlato di due rotte: una con passaggio per la Turchia ed è quella che ho percorso io e l’altra per la Libia ma quello è un inferno vero e proprio.

I: Potevi scegliere la rotta da seguire, potevi scegliere di evitare il passaggio dalla Libia?

D.H. No assolutamente. Decidono loro in base ai loro calcoli, sono delle persone organizzatissime e tecnologicamente molto attrezzate. Devi affidarti, io sono stato fortunato ma molte persone che ho conosciuto hanno visto morire i propri compagni di viaggio, i racconti di quelli che sono stati rapiti e sequestrati in Libia sono raccapriccianti.

I:Cosa ti hanno raccontato della Libia? Come vengono trattati i migranti che vengono sequestrati ?

D.H: Mi hanno raccontato che vengono presi da criminali appartenenti alla rete del traffico internazionale di uomini o da poliziotti corrotti. Vengono sequestrati e messi in prigione o nelle stanze completamente chiuse senza cibo e acqua per giorni interi. Anche 100 persone in una stanza,quindi immagina in che condizioni igieniche. Spesso queste persone si ammalano o muoiono in questi posti dove restano segregati anche per mesi.

(immagine tratta dal web)

I:Quali sono le condizioni per la liberazione?

D.H. Ovviamente pagare più soldi possibile per farti continuare il viaggio. Loro si informano sulla famiglia e sulle possibilità economiche dei familiari dei prigionieri così capiscono quanto possono chiedere, quanto possono ricavare. Se ti fai mandare i soldi ti lasciano “libero” ma significa solo che puoi raggiungere il barcone che “dovrebbe” portarti in un luogo sicuro, di accoglienza.

 

 

I: Ma la cronaca ci mostra quotidianamente che molto spesso queste imbarcazioni di fortuna non raggiungono la destinazione promessa….moltissimi muoiono in naufragi o incidenti durante l’attraversamento in mare, quindi parlare di libertà è ancora presto…

D.H. Si perché poi ti lasciano libero ma può capitare che un altro gruppo di trafficanti ti sequestri nuovamente o ti riporti ancora  nella stessa prigione con lo scopo di estorcere altri soldi ancora. Ad ogni modo il barcone, in quel momento, diventa l’unica speranza…e poi vivere o morire!

I: Il tuo percorso invece? Puoi raccontarci come sei arrivato in Italia?

Il mio viaggio rappresenta la rotta per la Turchia/Grecia diciamo meno pericolosa della rotta libica. Sono partito dal Bangladesh  con un aereo per l’Iran. Arrivato lì ho buttato via i documenti falsi che mi avevano fornito gli organizzatori, ed è in quel momento, quando ormai puoi andare solo avanti senza voltarti più indietro che smetti di essere quello che eri e ti trasformi in migrante….in clandestino! In Iran, i “Passeurs” hanno accompagnato il mio gruppo per un pò….circa 7 ore di cammino notturno  per le montagne che delimitano il confine turco. Bisognava prestare molta attenzione alle indicazioni dei “Passeurs” per evitare i controlli di sicurezza e per seguire il sentiero giusto…se si sbaglia strada rischi di camminare per ore senza arrivare da nessuna parte! Arrivati in Turchia raggiungere la Grecia è abbastanza semplice….si tratta di percorsi con mezzi tipo taxi o a piedi per un pezzo….poi con la barca. In Grecia sono stato nei primi centri di accoglienza dove ho incontrato rifugiati provenienti da ogni parte del mondo….poi sono imbarcato per l’Italia fino ad arrivare qui a Napoli.

Mediazione culturale al centro di Vico tutti i Santi

Dilal con Lassaad Azzabi, coordinatore del centro Nanà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I: Ora lavori per la cooperativa Dedalus, la stessa che ti ha sostenuto, formato ed aiutato appena arrivato in Italia. E’ un bel traguardo!

D.H. Si, sono stato molto fortunato, ogni giorno per me è una conquista, una battaglia  che vinco. Ho ancora tanto da fare…voglio migliorare e non fermarmi.  Continuare a studiare, c’è ancora molto da imparare…il mio obiettivo è diventare un professionista vero e dare aiuto a chi ha intrapreso il mio stesso percorso….essere un esempio.

I: Cosa vorresti dire ai ragazzi che vedono l’Europa come un sogno, come una possibilità per il futuro?

D.H: La situazione è molto complicata, in realtà non è cosi facile e luminoso come sembra…l’Europa è un posto bello ma bisogna lottare e dare 100% per avere un’opportunità. Ci vuole tanta forza e coraggio….pazienza e buona volontà. Bisogna essere pronti a lavorare duro per imparare ed avere fiducia in se stesso. Ci sono grandi sacrifici per arrivare al proprio obiettivo e cioè quello che ha spinto noi ragazzi a lasciare la nostra terra, amici e parenti….la strada è in salita, non bisogna pensare all’Europa come ad un “piatto pronto” ma bisogna guadagnarsi un “posto” nel nuovo Paese con grande impegno, studio e lavoro. Non bisogna ascoltare i pregiudizi. Io so chi sono e quanto valgo. Non bisogna farsi disturbare dalle chiacchiere della gente…andare avanti sempre e lasciare le stupide chiacchiere alle tue spalle!!!! La risposta al pregiudizio è quello che sono….quello che ho costruito!

 

Claudia Cannavacciuolo

 

 

Tirocini formativi e professionali: il progetto autonomia parte da qui.

Tirocini formativi e professionali: il progetto autonomia parte da qui.

Ne parliamo con l’operatrice “Area minori stranieri” (MSNA), Nunzia Cipolla che illustra alcuni dei progetti realizzati dalla cooperativa Dedalus e dal centro interculturale Nanà per accompagnare i ragazzi,minori e neomaggiorenni,all’autonomia.

La funzione del tirocinio rappresenta un anello fondamentale di un lungo percorso verso l’avviamento professionale e quindi  del progetto di autonomia. Alcuni  minori ed i neomaggiorenni della cooperativa sociale Dedalus che risultano  in possesso dei requisiti necessari sono quotidianamente impegnati in attività di formazione lavorativa presso strutture di ricezione turistica ed aziende private di vario genere, per imparare o consolidare conoscenze professionali nuove o già acquisite nei propri paesi di provenienza. Cuochi, pizzaioli, camerieri, interpreti, giardinieri, mediatori, operai ed artigiani. La realizzazione del sogno di una vita autonoma e ben integrata sul territorio parte proprio da qui. Ma troppo spesso non si realizza con il compimento del diciottesimo anno di età e quindi, c’è bisogno di un accompagnamento più lungo che possa condurre i ragazzi, non più minori, ad essere indipendenti. Nunzia Cipolla è l’operatrice amministrativa dell’area minori non accompagnati che opera principalmente nel centro interculturale Nanà e che si occupa proprio delle pratiche amministrative legate all’attuazione del tirocinio. “Il cammino verso l’autonomia non è uguale per tutti – spiega l’operatrice – alcuni riescono a realizzare il progetto di una casa e di un lavoro entro il diciottesimo anno di età e quindi lasciare le comunità per intraprendere la nuova vita. Altri hanno bisogno di più tempo per questo motivo non possiamo abbandonare il percorso formativo a causa di impedimenti anagrafici ma protrarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo: l’autonomia.” Questa riflessione non appartiene solo a noi ma anche ad enti pubblici e privati infatti in questo periodo sono attivi due progetti fondamentali  Il progetto PAG (progetto autonomia guidata), promosso dal Comune di Napoli e  finanziato dalla Comunità Europea ed il progetto “Ragazzi Sospesi” finanziato attraverso il “Bando Never Alone”.

Il Progetto Pag vede come capofila il consorzio “Gesco” e come enti attuatori la cooperativa “Dedalus”  e la cooperativa”Era” il progetto vuole sostenere i neomaggiorenni sia italiani che stranieri a concludere positivamente il loro percorso di autonomia, offrendo continuità all’accoglienza o la possibilità di vivere autonomamente, inoltre offre percorsi di formazione e tirocinio lavorativo. Il progetto “Ragazzi sospesi”, prevede programmi personalizzati di  socializzazione, orientamento al lavoro, corsi di lingua italiana, borse lavoro e di cittadinanza ed accoglienza. “E’ dunque un lavoro stimolante ed in continua evoluzione – afferma Nunzia Cipolla e conclude dicendo “il momento in cui mi sento realizzata è proprio quando assisto alla conclusione del progetto di autonomia dei ragazzi, quando vedo realizzarsi il piano di una vita serena, regolarizzata, indipendente ed integrata nel nuovo Paese”.

Claudia Cannavacciuolo

 

 

Nasce “la libreria di tutti”: una biblioteca multiculturale nel cuore di Napoli

Nasce “la libreria di tutti”: una biblioteca multiculturale nel cuore di Napoli

Al centro Nanà apre i battenti la biblioteca multiculturale. I testi provenienti da ogni parte del mondo potranno essere consultati, liberamente, da chiunque desideri cimentarsi  nella lettura di un libro straniero.

Libri per tutti e in tutte le lingue del mondo . Al centro interculturale Nanà è aperta una biblioteca per chiunque desideri leggere un libro in inglese, italiano, francese, arabo e tante altre ancora.  Un progetto realizzato grazie all’impegno dei volontari dell’International Napoli Network che hanno dipinto un murales raffigurante uno splendido albero con grandi rami per raccogliere i testi stranieri. Ad ogni ramo è attribuita una lingua, in modo da rendere immediata e semplice la ricerca e la consultazione.    “Questo progetto è molto importante per due motivi – spiega Lassaad Azzabi, coordinatore del centro interculturale Nanà – i giovani si stanno allontanando dai libri per utilizzare pc e smartphone, noi vogliamo invogliare i ragazzi a leggere per non perdere le tradizioni che rappresentano la memoria storica di un popolo. E poi con questa biblioteca – continua il coordinatore –  i ragazzi stranieri hanno la possibilità di leggere  un libro nella propria lingua o di impararne un’altra, facendo pratica con la lettura”.

Una biblioteca, dunque, destinata a crescere per accogliere tanto altro materiale .  “Questa libreria ci auguriamo possa essere un punto di riferimento per il quartiere – dice Margherita Torello, insegnante di italiano per stranieri, “la libreria di tutti che possa essere di aiuto nel progetto di inclusione sociale che portiamo avanti con grande soddisfazione “.  Il centro Nanà ringrazia  tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto offrendo delle donazioni : Robert Arbucci, Jillisa Gibson, Paola Maiello, Myriam Clemente, Elettra Bruno, Claudia Noviello, Manuel Looz e Luisa Bencivenga. E’ possibile effettuare ancora donazioni sulla piattaforma https://www.gofundme.com/centronana .

Infine ringraziamo la libreria “Io ci sto”, sita in Via Domenico
Cimarosa al Vomero, che ci ha donato moltissimi libri.

                                                                                               Cla. C.

Ludopedagogia e pittura espressiva: un mosaico di progetti per la socializzazione.

Ludopedagogia e pittura espressiva: un mosaico di progetti per la socializzazione.

Dipinti liberi da schemi tecnici, giochi di squadre e passeggiate di gruppo. Zoe Giordano e Jessica Sciarnè ci raccontano perché la libera espressione artistica e la socializzazione rappresentano un momento importante nel piano di inclusione sociale

Ludopedagogia, cromoterapia e laboratori artistici per i minori soli non accompagnati. Sono solo alcune delle attività promosse dalla cooperativa Dedalus al centro interculturale Nanà . Riempire una tela per liberarsi dalla paura ed esprimere con i colori i propri stati d’animo, il proprio vissuto o ancora organizzare un gioco di squadra, vedere un film in gruppo e discuterne insieme: queste attività  vanno così ad inserirsi nel mosaico di progetti portati avanti dagli educatori e mediatori della cooperativa. “Ho partecipato per tre mesi alle operazioni di “pronta accoglienza” nella struttura adibita a Marechiaro la scorsa estate – dichiara Zoe Giordano, educatrice presso il centro Nanà  – è un momento molto delicato, i ragazzi arrivano sfiancati dal lungo ed estenuante viaggio, sono pieni di domande e soprattutto di aspettative che purtroppo non possono essere soddisfatte immediatamente…documenti, permessi,  il desiderio di comunicare con i familiari, l’inizio di una vita fuori dal centro di pronta accoglienza. Spesso trascorrono mesi prima che i giovani siano pronti a lasciare il centro. Nel mentre – continua Zoe – noi educatori abbiamo il compito di avviare progetti di socializzazione, oltre che quelli condotti dagli altri operatori e dedicati alle lezioni di italiano, culturali e di avviamento professionale. ”La prima accoglienza, dunque è un momento nel quale il tempo gioca un ruolo fondamentale. L’attesa della “nuova vita” si protrae  anche per 4/5  mesi ed è quindi importantissimo il compito degli educatori che intrattengono e sollevano il morale dei ragazzi cercando di creare “gruppo” e di far socializzare i minori costruendo un meccanismo di cooperazione e sostegno reciproco. “ Nelle nostre passeggiate e visite turistiche della città – conclude  Zoe – non mi sembrava di svolgere un lavoro ma di stare con la mia comitiva di amici.Ed è ancora così anche nelle attività che promuovo al centro Nanà”.

Ancora pittura e disegno libero: “l’idea nasce da una mia passione personale – dice Jessica Sciarnè, volontaria che attualmente svolge il servizio civile nella sede di vicolo Tutti i Santi – è un modo per rilassarmi, per raccontare le mie emozioni senza bisogno delle parole. Così ho pensato che poteva essere un modo per far raccontare qualcosa di se ai ragazzi al di là delle differenze linguistiche senza turbare, con domande scomode , la propria sensibilità”. “Una tavolozza di emozioni” è quindi il progetto che vede impegnati, con grande partecipazione, i ragazzi che frequentano il centro Nanà. Senza schemi e senza tecniche.

 

 

 

I giovani sono così liberi da regole prestabilite e possono liberare la propria creatività su un foglio bianco che accoglierà, così, un pezzetto di anima e di vissuto che li ha particolarmente emozionati. “A causa delle distanze linguistiche si creano purtroppo dei sottogruppi – spiega ancora Jessica – l’espressione artistica è un codice universale che abbatte queste barriere e che permette di distendersi e rivivere (o vivere per la prima volta) un pezzetto di infanzia. Ritengo importantissimo il disegno soprattutto per gli adolescenti – conclude Jessica – pennelli e colori sono un antidoto infallibile contro la tristezza, il disagio e la paura. Tutti dovrebbero liberarsi delle proprie angosce ma anche comunicare la bellezza e la felicità con un disegno. La bellezza è emozione e le emozioni non seguono regole tecniche. Chiunque può dipingere!!!”. Paesaggi di terre lontane, pittura astratta o volti a noi sconosciuti…al termine del progetto sarà allestita una mostra dove tutti potranno ammirare le creazioni realizzate dai giovanissimi artisti del centro Nanà.

Claudia Cannavacciuolo

 

 

Carnevale Sociale per le strade del centro storico di Napoli

Laboratorio di corpo in movimento

Laboratorio di corpo in movimento.

Laboratorio di corpo in movimento.

Laboratorio di corpo in movimento.

Ludopedagogia: esercizio sulla fiducia.

 

Laboratorio di pittura.

Conosciamo il mondo: i paesi e la loro storia.

 

Parliamoci e ascoltiamoci sempre.

Informazione ed attualità: al centro Nanà si parla di politica, cronaca e di razzismo

Informazione ed attualità: al centro Nanà si parla di politica, cronaca e di razzismo

Al centro, Lassaad Azzabi, coordinatore del centro interculturale Nanà.

I ragazzi intervengono raccontando le proprie esperienze.

 

 

 

Il coordinatore del centro interculturale,  Lassaad Azzabi ha riunito i ragazzi per condividere informazioni relative ai cambiamenti della politica Italiana post voto e su temi di cronaca ed attualità. 

Questa mattina dibattito aperto alla sede Dedalus di Vico tutti i Santi. Il coordinatore Lassaad Azzabi ha riunito i giovani che frequentano il centro Nanà, per spiegare loro, attraverso una lezione – dibattito, temi di grande attualità. Si è discusso dei cambiamenti politici italiani alla luce dei risultati elettorali, di razzismo, delle difficoltà che i ragazzi incontrano quotidianamente a causa di una ancora forte discriminazione. I giovani, dopo aver ascoltato attentamente  le informazioni riguardo i nuovi scenari politici italiani sono stati chiamati ad esprimere il proprio parere sulle diverse questioni sollevate, in particolar modo sul problema del razzismo. ” Ancora è un problema attuale in Italia! Molti ragazzi ancora sono costretti a convivere con il timore di un pregiudizio razzista! – asserisce il coordinatore – il razzismo è ovunque, sul bus ,nelle istituzioni pubbliche,  alla metro, per la strada! Anche svolgere le piu’ semplici attività come effettuare una visita medica o richiedere un documento al Comune  ci fa sentire cittadini di “serie B”  – il pregiudizio e la discriminazione che accompagna gli stranieri è come un’etichetta indelebile che viene appiccicata addosso e che non si riesce neanche con l’evidenza dei fatti ad eliminare. Toccati nel profonda da vicende che inevitabilmente ciascuno di loro ha vissuto sulla propria pelle, alla domanda del coordinatore Lassaad Azzabi “quale potrebbe essere la soluzione al problema del razzismo?” la risposta più frequente è stata proprio “andare via dall’Italia” .   ” Ai nostri ragazzi rispondo sempre – continua il coordinatore –  che non puoi scappare tutta vita, già sei andato via una volta non puoi farlo per sempre. Se c’è razzismo non sei tu a dover cambiare o fuggire ma il razzista. Deve vergognarsi chi lo pratica e chi senza vergogna e con arroganza crede di essere superiore di un suo simile” .

Cla.C.

 

I giovani partecipano con grande interesse alla lezione ponendo tante domande

 

Inclusione: alla cooperativa “Dedalus” tutti a lezione d’italiano!

Inclusione: alla cooperativa “Dedalus” tutti a lezione d’italiano!

Al mattino, libri di grammatica aperti per i gruppi di giovani provenienti da ogni parte del mondo. Margherita Torello ci illustra il percorso formativo – educativo di inclusione linguistica.

 

Margherita Torello

“Tutto il mondo, in lungo e in largo, in un aula”, con queste parole Margherita Torello, insegnante di italiano e responsabile “scuola area MSNA” (minori stranieri non accompagnati), sintetizza  il suo lavoro alla cooperativa sociale Dedalus.

Dal Bangladesh alla Tunisia, dal Senegal all’Egitto. Le aule studio della sede centrale “Ex Lanifici” di Porta Nolana  e quella del centro interculturale “Nanà” di Vico tutti i Santi  accolgono, ogni giorno,  ragazzi, ragazze e famiglie che con grande impegno ed interesse imparano una nuova lingua. ”Non è semplice per i nostri ragazzi apprendere l’italiano – spiega Margherita – i minori che frequentano il mio corso provengono da ogni parte del mondo e molti  si trovano per la prima volta a dover apprendere un nuovo sistema di scrittura con nuovi caratteri”.  Identità differenti, dunque, che si fondono in un’unica grande famiglia multiculturale. Tradizioni, esperienze e storie diverse ma unico è il progetto: quello della realizzazione di un nuovo percorso di vita autonomo ma integrato in una società proiettata sempre più all’intercultura ed alla convivenza pacifica tra diverse etnie. “Spesso ci si trova ad affrontare i problemi legati proprio ai primi rudimenti della scolarizzazione.

Purtroppo alcuni giovanissimi nel proprio Paese d’origine non hanno potuto frequentare le scuole e quindi non sanno impugnare la penna o consultare un libro di testo.  Il mio compito in questi casi non è soltanto quello di insegnare una nuova lingua – continua Margherita – ma di iniziare un percorso di scolarizzazione molto impegnativo. Insegnando, così, ai ragazzi la grammatica ed il vocabolario utile allo svolgimento della loro vita quotidiana e professionale, mi rendo conto con grande emozione che non sono solo io a contribuire alla loro formazione ma sono anche loro a darmi tanto. Con le loro esperienze, il loro vissuto, i loro racconti è uno scambio reciproco di  emozioni  e sensazioni forti racchiuse in un percorso di crescita condiviso ed appassionante.”.

Grazie, così, ai corsi di formazione linguistica offerti dalla Cooperativa Dedalus nelle sue sedi, i ragazzi già dopo i primi mesi sono in grado di sostenere un colloquio, leggere un libro, portare avanti una discussione e comprendere i dialoghi in un film italiano ( grazie anche al progetto cineforum ). Il fine ultimo di questo percorso formativo è dunque quello di formare, accogliere e rendere autonomi i giovani che si apprestano ad iniziare un nuovo progetto di vita, di inclusione sociale e  professionale in un nuovo Paese, con la padronanza linguistica indispensabile per il raggiungimento di questi importanti obiettivi.

Claudia Cannavacciuolo

 

 

 

 

I ragazzi seguono quotidianamente i corsi di italiano presso le sedi “Dedalus”.

 

 

 

 

 

 

Le lezioni vertono su argomenti che riguardano la grammatica, cultura e lo svolgimento delle attività quotidiane.

 

 

Intercultura ed accoglienza: al Centro Nanà una grande famiglia per la tutela dei diritti umani.

Intercultura ed accoglienza: al Centro Nanà una grande famiglia per la tutela dei diritti umani.

Corsi di italiano, consulenza legale, burocratica e sostegno alle donne ed alle vittime di violenza, ragazzi, minori non accompagnati e famiglie in difficoltà .  Ecco tutte le attività promosse dalla cooperativa sociale Dedalus e dalla sua storica sede del centro partenopeo.

 

Al civico 65 di Vico tutti i Santi, nel cuore di Napoli, le porte del centro interculturale Nanà  sono sempre aperte per accogliere, assistere e informare ragazzi, donne e famiglie in difficoltà di qualsiasi provenienza.  Si tratta di  uno spazio di aggregazione, di crescita, di confronto e condivisione di esperienze  dove giovani e famiglie immigrate, possono trovare risposte, opportunità ed assistenza professionale ai fini di vedere tutelati i propri diritti. Con grande impegno e competenza, gli operatori della cooperativa  madre “Dedalus” accolgono le richieste di aiuto o semplicemente creano momenti di crescita culturale e aggregazione sociale per i giovani, in particolar modo per i minori che si apprestano a cominciare un nuovo percorso di vita, spesso soli,  in una nuova terra molto lontana dalla casa e dagli affetti che hanno lasciato a molte miglia da qui.

“Spesso ci troviamo ad affrontare problemi legati alla tratta di esseri umani, violenze, percosse subite – spiega attentamente Edlir Sina – mediatore ed assistente sociale Dedalus – ragazze che non hanno raggiunto la maggiore età , madri di famiglia con bambini anche molto piccoli. Le difficoltà sono enormi , molti cercano di fuggire dall’oppressione degli aguzzini e da coloro che agiscono nel male privandoli  della propria libertà, della propria dignità. Io come operatore sociale, come uomo e come padre  ho il compito di accogliere e mettere in sicurezza e protezione le vittime di violenza . Il mio ruolo di mediatore – dice Edlir –  mi permette di collegare mondi che apparentemente sembrano irragiungibili ma che con il giusto impegno possono incontrarsi anche facilmente: accolgo la richiesta di aiuto, mi occupo di trasferirla alle autorità territoriali competenti e seguo l’evoluzione della situazione fino al raggiungimento della soluzione. E conclude – non girerò mai le spalle davanti ad una situazione di pericolo .”

Hawa Mohamed Ali Mediatrice culturale

E’ una grande famiglia quella del centro Nanà. Nessuna gerarchia e nessuna classificazione: solo accoglienza sostegno e supporto sia di natura psicologica, sociale, linguistica e legale. Dalle parole di Hawa Mohamed, mamma del centro Nanà,  emerge una storia infinita di racconti di vissuti difficili e di storie di rinascita : “Sono in Italia da 31 anni e da 10 mediatrice culturale del centro  – il mio compito di “mamma” è molto delicato. Spesso i minori che arrivano qui hanno vite ed un passato difficile, io anche solo con uno sguardo cerco di avvicinarmi alla loro anima per permettergli di sentirsi protetti tra le mille difficoltà che hanno e che stanno affrontando. Accompagno i ragazzi nel lungo iter del raggiungimento della “regolarizzazione” che gli consentirà di vivere in conformità alle leggi italiane . Il momento più emozionante per me – dice Hawa – è quando ci troviamo davanti al poliziotto che ci consegna i documenti per la regolarizzazione, per poter finalmente vivere in conformità con la legge,  il ragazzo si illumina e vede aprirsi finalmente la possibilità di una nuova vita! Per me è la cosa più bella”.

Dunque, la partecipazione attiva ed il sostegno rendono le attività svolte,  nella sede di Vico tutti i Santi,  un momento di grande vicinanza a tutti coloro che cercano un luogo dove liberarsi dalla paura ed affrontare il nuovo percorso di vita: si promuovono iniziative come  laboratori linguistici, attività ricreative e sportive, partecipazioni a congressi e seminari, laboratori artistici ed espressivi  e momenti dedicati al racconto delle proprie esperienze,  alla lettura di un libro e percorsi scolastici interculturali. Ed ancora orientamento alla formazione ed al lavoro nonché all’erogazione dei servizi territoriali come l’ottenimento di documenti e ancora come la ricerca di un alloggio o di un percorso professionale formativo. Spiega Paola Loffredo assistente sociale della cooperativa Dedalus che opera principalmente nel Centro Nanà “ il momento più difficile è quello dell’approccio. I ragazzi che arrivano da noi sono spesso soli ed hanno vissuto momenti molto difficili. Chi è arrivato attraversando il mare in condizioni estreme o nascosto in  un camion per giorni interi… molti sono richiedenti di protezione umanitaria.  Bisogna creare un rapporto di fiducia, un’intesa che permetta loro di aprirsi in modo da poter ricostruire una storia personale. Così facendo è possibile capire le proprie necessità e trovare la strada giusta per avviarli ad un’autonomia personale e lavorativa. La nostra cooperativa dispone anche di alloggi e case di accoglienza – conclude Paola – tra i ragazzi si crea cosi’ un legame ed un sostegno a catena  che ci permette di vedere crescere così la nostra grande famiglia muticulturale”.

Claudia Cannavacciuolo