Category Archives: Attività del Centro Nanà

Un esame, tante opportunità: il futuro passa dal CPIA

Un esame, tante opportunità: il futuro passa dal CPIA
Un esame, tante opportunità: il futuro passa dal CPIA

Nei giorni 10-11-12 giugno si sono svolti gli esami della seconda sessione di terza media del CPIA del 2026, con conseguenti esami orali il 15 giugno. Le dinamiche sono state analoghe agli esami di marzo, dunque gli studenti, per questa data più numerosi rispetto all’ultima volta, hanno affrontato prove scritte di italiano, inglese e matematica, materie di cui hanno anche discusso all’orale, con l’aggiunta di tecnologia, scienze e storia. Con questa data tutti i ragazzi che noi del servizio civile abbiamo accompagnato per tutto l’anno scolastico hanno infine concluso il loro percorso.



Per questa sessione d’esami abbiamo intervistato due studenti. Il primo è Mohamed A. (Momo) della sede Moscati:
1. Com’è stata la tua esperienza scolastica nel complesso?

Mi sono trovato molto bene. La mia materia preferita è stata italiano, sono stato contento di constatare di riuscire a capire bene la professoressa quando parlava, l’italiano è fondamentale per vivere bene qui, lavorare senza problemi e conoscere nuove persone. Ho avuto delle difficoltà con la matematica e l’inglese, in Egitto non ho mai avuto occasione di studiarli e quindi ho dovuto iniziare da zero, ma con impegno sono riuscito a cavarmela.

2. Come pensi sia andato il tuo esame?

Credo che l’esame sia andato bene. Io ho studiato nonostante fosse un po’ difficile, ma impegnandomi ho superato tutte le prove. Per la prova d’italiano abbiamo dovuto scrivere una lettera ad un amico. Io ho scelto il mio compagno di studi Mina, che ha svolto l’esame insieme a me. Per la prova orale ho parlato della seconda guerra mondiale in storia, di software in tecnologia e di energie rinnovabili in scienze. Ho svolto anche una parte di educazione civica in cui ho discusso della differenza tra un paese a regime totalitario e uno democratico.

3. Quali sono i tuoi piani ora che hai finito l’esame?

Ho intenzione di iscrivermi ad un istituto professionale di cucina. Inizierò a settembre, e nel frattempo sto cercando un posto in cui svolgere un tirocinio in ambito culinario, per iniziare anche a lavorare un po’.

4. Cosa diresti a chi dovrà fare l’esame nelle date successive?

Consiglio di studiare con costanza, perché non va sottovalutato lo studio dell’esame. Io ho studiato a casa ma non solo, ho sfruttato anche altri luoghi come il centro Nanà in cui alcuni professori e volontari mi hanno aiutato a ripetere le varie materie. Anche gli altri ragazzi dovrebbero fare così.

Il secondo studente intervistato è Lamarana C., sempre della sede Moscati:

1. Com’è stata la tua esperienza scolastica nel complesso?

Mi è piaciuto moltissimo studiare quest’anno. Ho apprezzato soprattutto italiano, perché mi piace parlare la lingua ed è utile per lavorare qui. Ho avuto piccole difficoltà con la matematica ma sono riuscito comunque a studiare. Ho amato l’inglese che in quanto lingua più parlata al mondo è importantissima. Anche tecnologia è stata bella da studiare perché serve per il lavoro dopo gli studi.

2. Come pensi sia andato il tuo esame?

È andato benissimo. Per quanto riguarda la prova d’italiano abbiamo scritto una lettera ad un amico lontano, io ho scelto il mio amico Isco che attualmente vive in Guinea. Durante la prova orale ho parlato delle regioni d’Italia in geografia e della seconda Guerra Mondiale in storia, per scienze ho parlato della fauna e flora italiana, ho svolto una piccola presentazione in inglese e per tecnologia ho parlato di software e hardware.

3. Quali sono i tuoi piani ora che hai finito l’esame?

Ho diversi obiettivi: il primo è quello di diventare attore e sceneggiatore, ho anche scritto una piccola sceneggiatura di un film ambientato in una casa-famiglia che spiega le difficoltà di chi vive in questo ambiente. Sto anche prendendo una licenza da mulettista per lavorare in magazzino, nel frattempo lavoro al Conad come scaffalista per conservare dei soldi.

4. Cosa diresti a chi dovrà fare l’esame nelle date successive?

Dico di studiare tanto e soprattutto non solo a scuola. Io avevo già conoscenze pregresse e quindi alcune materie le conoscevo già in parte e ho dovuto studiare solo il resto. Ma in generale bisogna studiare con la giusta mentalità e non prendere sotto gamba l’esame.


Concludiamo oggi questo percorso di Servizio Civile con grande soddisfazione e gratitudine. È stata un’esperienza intensa, che ci ha permesso non solo di crescere dal punto di vista personale e professionale, ma soprattutto di entrare in contatto con realtà umane profonde e significative.
L’accompagnamento dei minori stranieri non accompagnati ci ha insegnato il valore dell’ascolto, dell’accoglienza, della responsabilità e del rispetto delle differenze. Abbiamo avuto l’opportunità di affiancare ragazzi che hanno affrontato percorsi complessi e difficili, cercando di offrire loro un punto di riferimento, un sostegno e una presenza costante nel loro cammino di integrazione e crescita.
Portiamo con noi i sorrisi, i momenti di confronto e tutti gli insegnamenti che questa esperienza ci ha lasciato. Ogni incontro ha rappresentato un’occasione per imparare qualcosa di nuovo e per comprendere ancora di più l’importanza della solidarietà e dell’impegno verso gli altri.
Desideriamo esprimere un sincero ringraziamento a tutte le persone che hanno reso possibile questo percorso: agli operatori, ai responsabili, agli educatori e a tutti coloro che ci hanno sostenuto e dato fiducia durante questo anno. Grazie per averci offerto l’opportunità di vivere un’esperienza così formativa e significativa.
Concludiamo questo capitolo con la consapevolezza di aver ricevuto molto più di quanto abbiamo dato e con la certezza che quanto vissuto continuerà ad accompagnarci nelle nostre future esperienze personali e professionali. Siamo stati davvero felici di aver preso parte a questo progetto e conserveremo con affetto il ricordo di questo importante percorso di crescita e servizio.

Anna Raiola
Francesco Mario Bisogno

Esami di terza media: primo di tanti traguardi

Esami di terza media: primo di tanti traguardi
Esami di terza media: primo di tanti traguardi

Si è conclusa la sessione di esami di marzo per il diploma di terza media, che ha visto cinque ragazzi della sede Berlinguer e sette della sede Moscati raggiungere finalmente il loro obiettivo. Nei giorni 11-12-13 Marzo 2026 gli studenti hanno svolto le prove scritte, rispettivamente d’italiano, inglese e matematica. Per la prova di lingua italiana si sono cimentati, a loro scelta, in una produzione scritta libera sotto forma di lettera o nella comprensione di un testo con rispettive domande su di esso. Per la prova di inglese hanno testato le loro abilità linguistiche nella lettura di un testo e nell’elaborazione di domande a risposta multipla o aperta. Per la prova di matematica, invece, hanno risolto problemi ed esercizi di aritmetica e geometria.
Il 16 Marzo si è tenuta la prova orale, in cui gli studenti hanno messo alla prova la loro capacità di sostenere, in più materie, un intero esame in lingua italiana in modo fluente e dinamico. Oltre alle già sopracitate materie dello scritto si aggiunge anche tecnologia, accolta dagli esaminati con entusiasmo per la sua praticità circa gli argomenti trattati.


In seguito abbiamo raccolto le testimonianze di due studenti, il primo è Sow Mamadou Baillo, della sede Moscati:
1. Com’è stata la tua esperienza scolastica nel complesso?

Ottima. La lingua italiana è molto importante da sapere, capire e parlare bene, ti aiuta a vivere bene qui. È utile anche per instaurare rapporti con altre persone, ti permette di conoscere il contesto storico e geografico italiano che trovo fondamentale. Mi sono piaciute tutte le materie, ho trovato solo un po’ di difficoltà con l’inglese, visto che in Italia pochi parlano questa lingua e non c’è quindi modo di praticarla sempre.


2. Come pensi sia andato il tuo esame?

Bene, è stata una bella esperienza. Le domande hanno avuto una certa complessità, ma ho cercato di dare il mio massimo. Per la mia preparazione ho anche cercato informazioni in più a quelle studiate in classe, per poter parlare di più all’orale.


3. Quali sono i tuoi piani ora che hai finito l’esame?

Ho chiesto da poco il prolungamento per restare in comunità per poter continuare a studiare con un percorso di diploma superiore. Vorrei imparare ancora meglio l’italiano e aprirmi nuove strade per il mondo del lavoro. Seguirò dei corsi serali per conseguire quest’altro obiettivo.


4. Cosa diresti a chi dovrà fare l’esame nelle date successive?

Devono studiare adeguatamente. Lo studio non si deve limitare solo alle ore svolte in classe, ma bisogna sfruttare ogni momento libero per approfondire e consolidare, senza perdere tempo. Devono avere la forza di volontà e costanza, così facendo non avranno problemi all’esame.




Abbiamo posto le stesse domande a Sima Saikou, della sede Berlinguer:
1. Com’è stata la tua esperienza scolastica nel complesso?

I corsi mi sono piaciuti molto. È stato bello poter seguire insieme ai miei compagni per condividere l’esperienza. La materia che mi è piaciuta di più è l’inglese: essendo nato in Gambia, ho imparato la lingua sin da piccolo, quindi non ho avuto problemi a seguire il corso e a studiare. L’italiano è stato più ostico, ma è una lingua che stimola interesse, quindi mi sono trovato bene a studiarla. Matematica è stata quella con cui ho avuto più difficoltà, ma la docente era molto brava e con il suo aiuto sono riuscito a studiare tutti gli argomenti.

2. Come pensi sia andato il tuo esame?

Spero sia andato bene. Ho studiato il più possibile, stare con i miei compagni durante queste giornate mi è servito per togliere via l’ansia e affrontare la cosa con più serenità.

3. Quali sono i tuoi piani ora che hai finito l’esame?

Vorrei studiare per diventare meccanico, infatti comincerò appena possibile dei tirocini lavorativi. Nel frattempo sto seguendo dei corsi di matematica al centro Nanà, visto che mi sarà utile per quello che voglio fare.

4. Cosa diresti a chi dovrà fare l’esame nelle date successive?

Per superare l’esame ho studiato tanto. Non mi sono limitato al solo studio in classe, ma ho cercato di esercitarmi appena potevo, persino mentre ero in viaggio sui mezzi pubblici utilizzando il telefono. Consiglio di fare lo stesso a tutti gli altri ragazzi!
Per i ragazzi, il percorso scolastico ha rappresentato un’esperienza profondamente stimolante e significativa, non solo dal punto di vista formativo, ma soprattutto umano e sociale. Conseguire un titolo di studio in un contesto nuovo e in un Paese straniero costituisce per loro un traguardo di grande valore: significa acquisire maggiore fiducia nelle proprie capacità, sentirsi riconosciuti all’interno della società e costruire basi più solide per il proprio futuro.

Per molti di loro, infatti, la scuola diventa il primo vero luogo di integrazione, confronto e crescita personale. Attraverso lo studio e la partecipazione alla vita scolastica, i ragazzi hanno la possibilità di sviluppare relazioni, condividere esperienze e sentirsi parte attiva della comunità che li accoglie. Ottenere un titolo di studio rappresenta quindi un importante “biglietto da visita”, capace di aprire l’accesso a opportunità lavorative più ampie, stabili e gratificanti, favorendo al tempo stesso un percorso di autonomia personale e professionale.
La scuola si propone inoltre di accompagnare gli studenti nel delicato processo di ambientamento in contesti nuovi, che spesso possono risultare complessi o difficili da affrontare. Attraverso attività educative, relazionali e formative, i ragazzi imparano a orientarsi nella nuova realtà culturale e sociale, acquisendo maggiore sicurezza e capacità di adattamento. Questo percorso favorisce non solo l’integrazione, ma anche la crescita della propria identità personale, nel rispetto delle differenze culturali e delle esperienze individuali.

Un altro aspetto fondamentale del percorso educativo riguarda lo sviluppo dello spirito critico e delle competenze pratiche e teoriche. La scuola incoraggia infatti i ragazzi a riflettere, a confrontarsi con gli altri e a maturare una visione più consapevole del mondo che li circonda. Parallelamente, vengono valorizzate competenze utili sia nella vita quotidiana sia nel futuro lavorativo, affinché ciascuno possa costruire il proprio percorso con maggiore autonomia, responsabilità e dignità.

Anna Raiola
Francesco-Mario Bisogno

L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.

L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.
L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.

I CPIA (centro provinciale per l’istruzione degli adulti) sono scuole pubbliche statali istituite per offrire percorsi d’istruzione a persone adulte e giovani dai 16 anni in su, che non hanno concluso il percorso scolastico o vogliono apprendere l’italiano. I suddetti enti organizzano corsi di licenza media, alfabetizzazione, lingue e percorsi di riqualificazione professionale per italiani e stranieri.


Da circa vent’anni il Centro interculturale Nanà si impegna nella formazione dei minori e giovani stranieri soli, guidandoli in dei percorsi d’integrazione che partono dall’alfabetizzazione fino alla certificazione A2, con conseguente passaggio ai corsi del CPIA.

Dal mese di settembre 2025, noi addetti al Servizio civile abbiamo dato il nostro supporto alle lezioni, accompagnando periodicamente i ragazzi all’istituto comprensivo statale “Giuseppe Fiorelli” in Via Tommaso Campanella 4 a Mergellina, e affiancando i docenti, Bianca Cavallaro, Barbara Gionti, Marina Campolongo e Maurizio Puca per la sede Berlinguer, Lucia Cuomo, Tayga Irace, Stanislao e Roberto Cordovani per la sede Moscati, per quanto riguarda insegnamento ed esercitazioni circa la lingua italiana, inglese, tecnologia, matematica e scienze.
Per avere una visione più esaustiva nella comprensione di questo sistema scolastico e ottenere feedback da chi è interno a tali dinamiche, abbiamo svolto delle interviste alle professoresse Barbara Gionti e Lucia Cuomo e al dirigente scolastico Michele Nunziata.

Di seguito l’intervista fatta al dirigente scolastico:

1. Cosa distingue un CPIA da una scuola tradizionale oltre all’età degli studenti e la loro provenienza?

Il contesto del CPIA è molto diverso da quello della scuola tradizionale: oltre all’istruzione, è fondamentale occuparsi delle fragilità personali degli studenti e considerare il loro percorso di vita. I ragazzi che frequentano il CPIA provengono spesso da contesti complessi e questo influisce sull’apprendimento, rendendo necessari piani formativi personalizzati che partano dalla loro storia e dalle competenze già possedute.
A differenza delle altre scuole, dove esistono indicazioni nazionali e percorsi obbligatori monitorati anche da prove standardizzate, nell’istruzione degli adulti i profili di competenza in uscita sono più flessibili, lasciando maggiore spazio alla personalizzazione. Per questo, l’intervento didattico deve partire dall’integrazione e da un percorso di accoglienza, che nel nostro CPIA rappresenta circa il 10% del monte ore e mira a conoscere e valorizzare il pregresso degli studenti, costruendo su di esso il percorso formativo.



2. Quali strategie educative ritiene fondamentali per aiutare ragazzi che “partono da zero” dal punto di vista educativo all’interno del contesto scolastico italiano e come può essere valorizzato il loro percorso pregresso?

In un contesto come quello del CPIA, la didattica frontale risulta insufficiente: è necessario adottare un approccio differenziato, calibrato sui bisogni di ciascuno studente. Molti adulti non hanno avuto un percorso scolastico nel Paese d’origine e presentano lacune legate alla loro storia personale, per cui l’insegnamento deve essere flessibile e personalizzato. L’esperienza quotidiana in classe porta i docenti a individuare strategie diverse per ogni studente, basate su dialogo, empatia e accettazione dell’individualità. Si privilegia l’approccio orale, introducendo gradualmente la scrittura, e si utilizzano materiali vari e adattabili (LIM, filmati, canzoni, interviste) piuttosto che libri di testo. L’obiettivo principale è sviluppare le competenze orali per favorire l’autonomia degli studenti nel contesto italiano.



La professoressa Barbara Gionti della sede Berlinguer, insegna matematica e scienze ed è al suo primo anno al CPIA a seguito di svariati anni nell’insegnamento tradizionale. Afferma che il cambio di prospettiva l’abbia portata a rivalutare l’importanza dell’insegnamento. Di seguito l’intervista:

1. Che tipo di competenze e sensibilità sono necessarie per insegnare in un contesto multiculturale come quello del CPIA?


Ritengo indispensabili, anche più della conoscenza della propria materia, l’empatia, l’ascolto e una forte flessibilità didattica. Gli studenti non hanno tutti lo stesso background, quindi sta al docente il compito di rendere un determinato argomento fruibile per tutti. In un contesto multiculturale come il CPIA è necessario saper leggere i bisogni degli studenti, rispettare i loro tempi, le loro storie e i loro vissuti. Serve anche una grande apertura mentale, la capacità di mettersi in discussione e adattare in corso d’opera strategie e contenuti. Spesso penso che, se un giorno i miei figli si trovassero nella stessa condizione dei miei studenti, lontano dal loro Paese e dalle loro certezze, vorrei che incontrassero qualcuno capace di accoglierli, ascoltarli e trattarli con rispetto e umanità. Questo pensiero guida il mio modo di stare in classe


2. Secondo lei cosa potrebbe essere migliorato a livello istituzionale per sostenere meglio l’istruzione dei ragazzi migranti?

Sarebbe importante investire maggiormente in risorse, formazione specifica per docenti e figura di supporto, come i mediatori culturali e psicologi. Ci dovrebbe essere maggiore continuità nei percorsi educativi e un coordinamento più efficace tra scuola, territorio e servizi sociali per favorire un’inclusione più duratura.


Anna Raiola Francesco-Mario Bisogno