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“Corpus comune”: giovani migranti&l’arte con Marisa Albanese

“Corpus comune”: giovani migranti&l’arte con Marisa Albanese

Da Lampedusa a Napoli.

Dal luogo simbolo dell’emergenza umanitaria dei viaggi della speranza e della morte, alla città dell’accoglienza che non erge muri ma abbraccia.

Così Corpus Comune, il progetto nomade di Marisa Albanese che virtualmente ripercorre le rotte degli immigrati, approda a Napoli e i ragazzi del Centro Interculturale Nanà ne sono i protagonisti.

Il 20 giugno, Giornata internazionale del rifugiato, raccolti tutti intorno ad un tavolo, con a disposizione penne, matite, colori, acquerelli, fogli e supporti per disegno, pittura e scultura, i ragazzi si trovati coinvolti in un processo di creatività che mira a far emergere  le loro storie, i loro vissuti, le loro emozioni…le loro voci.

In un momento storico in cui ha sempre più senso chiedersi quale sia il significato della giornata istituita dalle Nazioni Unite nel 1951, l’espressività artistica emersa dai disegni di ogni singolo giovane migrante ha reso lampante una cosa: la loro percezione dell’innalzamento delle barriere e dei muri contro chi fugge dalla guerra  semplicemente alla ricerca del diritto alla vita, una vita degna di essere vissuta.

Nei primi due incontri, di una serie che avranno cadenza bisettimanale per il mese di giugno e che verranno da ripresi poi a settembre, i ragazzi del Centro Interculturale Nanà, dopo aver ricordato il momento cruciale nelle loro giovani vite, quello del viaggio che li ha condotti lontani dalla loro terra d’origine, hanno messo nero su bianco (sarebbe meglio dire a colori su bianco) le emozioni, i ricordi e il dolore che hanno vissuto…ciascuno focalizzando l’attenzione su un particolare speciale e volendolo rendere “materia” sulla carta e non solo…

Il mare, il deserto, un albero, degli uccelli, capanne, camion, autobus, strade, i confini, le armi, le barche, una chitarra, il viso di qualcuno o il palmo di una mano…tutto ha preso corpo  nei colori forti e bizzarri dei disegni e nel calco di gesso di braccia e mani che quel vissuto difficile lo porta addosso ma riesce a trasformarlo in arte…in bellezza.

Così i ragazzi si sono raccontati…in silenzio ma con forza…

Così i ragazzi continueranno ad esprimersi con l’arte per costruire la bellezza…loro che ricordano l’inferno disegnandola e che nei loro occhi hanno il mare che hanno attraversato e il mondo intero…

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Le nostre storie: Sylla Ousseynou

Le nostre storie: Sylla Ousseynou
Le nostre storie:  Sylla Ousseynou

Ciao tutti sono Sylla, vostro fratello e vostro amico

Sono arrivato in Italia dal Senegal nel 2014. Il primo posto in cui sono arrivato è stata la Sicilia nel mese di agosto. Sono stato in Sicilia solo 4 giorni ma non ricordo di preciso quando sono sbarcato. Il viaggio è stato molto lungo e molto difficile perché siamo stati senza cibo e c’era poca acqua per tante persone. La cosa più difficile è stata soprattutto attraversare il deserto e il mare. Durante il viaggio, ricordo che la barca si è rotta e 24 persone sono morte. Di quando sono stato in Libia, ricordo invece che lì si vive malissimo. Grazie a Dio io oggi sono qui, sono vivo e sto raccontando questa storia.

Grazie a tutti.

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