Author Archives: admin

Esami di terza media: primo di tanti traguardi

Esami di terza media: primo di tanti traguardi
Esami di terza media: primo di tanti traguardi

Si è conclusa la sessione di esami di marzo per il diploma di terza media, che ha visto cinque ragazzi della sede Berlinguer e sette della sede Moscati raggiungere finalmente il loro obiettivo. Nei giorni 11-12-13 Marzo 2026 gli studenti hanno svolto le prove scritte, rispettivamente d’italiano, inglese e matematica. Per la prova di lingua italiana si sono cimentati, a loro scelta, in una produzione scritta libera sotto forma di lettera o nella comprensione di un testo con rispettive domande su di esso. Per la prova di inglese hanno testato le loro abilità linguistiche nella lettura di un testo e nell’elaborazione di domande a risposta multipla o aperta. Per la prova di matematica, invece, hanno risolto problemi ed esercizi di aritmetica e geometria.
Il 16 Marzo si è tenuta la prova orale, in cui gli studenti hanno messo alla prova la loro capacità di sostenere, in più materie, un intero esame in lingua italiana in modo fluente e dinamico. Oltre alle già sopracitate materie dello scritto si aggiunge anche tecnologia, accolta dagli esaminati con entusiasmo per la sua praticità circa gli argomenti trattati.


In seguito abbiamo raccolto le testimonianze di due studenti, il primo è Sow Mamadou Baillo, della sede Moscati:
1. Com’è stata la tua esperienza scolastica nel complesso?

Ottima. La lingua italiana è molto importante da sapere, capire e parlare bene, ti aiuta a vivere bene qui. È utile anche per instaurare rapporti con altre persone, ti permette di conoscere il contesto storico e geografico italiano che trovo fondamentale. Mi sono piaciute tutte le materie, ho trovato solo un po’ di difficoltà con l’inglese, visto che in Italia pochi parlano questa lingua e non c’è quindi modo di praticarla sempre.


2. Come pensi sia andato il tuo esame?

Bene, è stata una bella esperienza. Le domande hanno avuto una certa complessità, ma ho cercato di dare il mio massimo. Per la mia preparazione ho anche cercato informazioni in più a quelle studiate in classe, per poter parlare di più all’orale.


3. Quali sono i tuoi piani ora che hai finito l’esame?

Ho chiesto da poco il prolungamento per restare in comunità per poter continuare a studiare con un percorso di diploma superiore. Vorrei imparare ancora meglio l’italiano e aprirmi nuove strade per il mondo del lavoro. Seguirò dei corsi serali per conseguire quest’altro obiettivo.


4. Cosa diresti a chi dovrà fare l’esame nelle date successive?

Devono studiare adeguatamente. Lo studio non si deve limitare solo alle ore svolte in classe, ma bisogna sfruttare ogni momento libero per approfondire e consolidare, senza perdere tempo. Devono avere la forza di volontà e costanza, così facendo non avranno problemi all’esame.




Abbiamo posto le stesse domande a Sima Saikou, della sede Berlinguer:
1. Com’è stata la tua esperienza scolastica nel complesso?

I corsi mi sono piaciuti molto. È stato bello poter seguire insieme ai miei compagni per condividere l’esperienza. La materia che mi è piaciuta di più è l’inglese: essendo nato in Gambia, ho imparato la lingua sin da piccolo, quindi non ho avuto problemi a seguire il corso e a studiare. L’italiano è stato più ostico, ma è una lingua che stimola interesse, quindi mi sono trovato bene a studiarla. Matematica è stata quella con cui ho avuto più difficoltà, ma la docente era molto brava e con il suo aiuto sono riuscito a studiare tutti gli argomenti.

2. Come pensi sia andato il tuo esame?

Spero sia andato bene. Ho studiato il più possibile, stare con i miei compagni durante queste giornate mi è servito per togliere via l’ansia e affrontare la cosa con più serenità.

3. Quali sono i tuoi piani ora che hai finito l’esame?

Vorrei studiare per diventare meccanico, infatti comincerò appena possibile dei tirocini lavorativi. Nel frattempo sto seguendo dei corsi di matematica al centro Nanà, visto che mi sarà utile per quello che voglio fare.

4. Cosa diresti a chi dovrà fare l’esame nelle date successive?

Per superare l’esame ho studiato tanto. Non mi sono limitato al solo studio in classe, ma ho cercato di esercitarmi appena potevo, persino mentre ero in viaggio sui mezzi pubblici utilizzando il telefono. Consiglio di fare lo stesso a tutti gli altri ragazzi!
Per i ragazzi, il percorso scolastico ha rappresentato un’esperienza profondamente stimolante e significativa, non solo dal punto di vista formativo, ma soprattutto umano e sociale. Conseguire un titolo di studio in un contesto nuovo e in un Paese straniero costituisce per loro un traguardo di grande valore: significa acquisire maggiore fiducia nelle proprie capacità, sentirsi riconosciuti all’interno della società e costruire basi più solide per il proprio futuro.

Per molti di loro, infatti, la scuola diventa il primo vero luogo di integrazione, confronto e crescita personale. Attraverso lo studio e la partecipazione alla vita scolastica, i ragazzi hanno la possibilità di sviluppare relazioni, condividere esperienze e sentirsi parte attiva della comunità che li accoglie. Ottenere un titolo di studio rappresenta quindi un importante “biglietto da visita”, capace di aprire l’accesso a opportunità lavorative più ampie, stabili e gratificanti, favorendo al tempo stesso un percorso di autonomia personale e professionale.
La scuola si propone inoltre di accompagnare gli studenti nel delicato processo di ambientamento in contesti nuovi, che spesso possono risultare complessi o difficili da affrontare. Attraverso attività educative, relazionali e formative, i ragazzi imparano a orientarsi nella nuova realtà culturale e sociale, acquisendo maggiore sicurezza e capacità di adattamento. Questo percorso favorisce non solo l’integrazione, ma anche la crescita della propria identità personale, nel rispetto delle differenze culturali e delle esperienze individuali.

Un altro aspetto fondamentale del percorso educativo riguarda lo sviluppo dello spirito critico e delle competenze pratiche e teoriche. La scuola incoraggia infatti i ragazzi a riflettere, a confrontarsi con gli altri e a maturare una visione più consapevole del mondo che li circonda. Parallelamente, vengono valorizzate competenze utili sia nella vita quotidiana sia nel futuro lavorativo, affinché ciascuno possa costruire il proprio percorso con maggiore autonomia, responsabilità e dignità.

Anna Raiola
Francesco-Mario Bisogno

L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.

L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.
L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.

I CPIA (centro provinciale per l’istruzione degli adulti) sono scuole pubbliche statali istituite per offrire percorsi d’istruzione a persone adulte e giovani dai 16 anni in su, che non hanno concluso il percorso scolastico o vogliono apprendere l’italiano. I suddetti enti organizzano corsi di licenza media, alfabetizzazione, lingue e percorsi di riqualificazione professionale per italiani e stranieri.


Da circa vent’anni il Centro interculturale Nanà si impegna nella formazione dei minori e giovani stranieri soli, guidandoli in dei percorsi d’integrazione che partono dall’alfabetizzazione fino alla certificazione A2, con conseguente passaggio ai corsi del CPIA.

Dal mese di settembre 2025, noi addetti al Servizio civile abbiamo dato il nostro supporto alle lezioni, accompagnando periodicamente i ragazzi all’istituto comprensivo statale “Giuseppe Fiorelli” in Via Tommaso Campanella 4 a Mergellina, e affiancando i docenti, Bianca Cavallaro, Barbara Gionti, Marina Campolongo e Maurizio Puca per la sede Berlinguer, Lucia Cuomo, Tayga Irace, Stanislao e Roberto Cordovani per la sede Moscati, per quanto riguarda insegnamento ed esercitazioni circa la lingua italiana, inglese, tecnologia, matematica e scienze.
Per avere una visione più esaustiva nella comprensione di questo sistema scolastico e ottenere feedback da chi è interno a tali dinamiche, abbiamo svolto delle interviste alle professoresse Barbara Gionti e Lucia Cuomo e al dirigente scolastico Michele Nunziata.

Di seguito l’intervista fatta al dirigente scolastico:

1. Cosa distingue un CPIA da una scuola tradizionale oltre all’età degli studenti e la loro provenienza?

Il contesto del CPIA è molto diverso da quello della scuola tradizionale: oltre all’istruzione, è fondamentale occuparsi delle fragilità personali degli studenti e considerare il loro percorso di vita. I ragazzi che frequentano il CPIA provengono spesso da contesti complessi e questo influisce sull’apprendimento, rendendo necessari piani formativi personalizzati che partano dalla loro storia e dalle competenze già possedute.
A differenza delle altre scuole, dove esistono indicazioni nazionali e percorsi obbligatori monitorati anche da prove standardizzate, nell’istruzione degli adulti i profili di competenza in uscita sono più flessibili, lasciando maggiore spazio alla personalizzazione. Per questo, l’intervento didattico deve partire dall’integrazione e da un percorso di accoglienza, che nel nostro CPIA rappresenta circa il 10% del monte ore e mira a conoscere e valorizzare il pregresso degli studenti, costruendo su di esso il percorso formativo.



2. Quali strategie educative ritiene fondamentali per aiutare ragazzi che “partono da zero” dal punto di vista educativo all’interno del contesto scolastico italiano e come può essere valorizzato il loro percorso pregresso?

In un contesto come quello del CPIA, la didattica frontale risulta insufficiente: è necessario adottare un approccio differenziato, calibrato sui bisogni di ciascuno studente. Molti adulti non hanno avuto un percorso scolastico nel Paese d’origine e presentano lacune legate alla loro storia personale, per cui l’insegnamento deve essere flessibile e personalizzato. L’esperienza quotidiana in classe porta i docenti a individuare strategie diverse per ogni studente, basate su dialogo, empatia e accettazione dell’individualità. Si privilegia l’approccio orale, introducendo gradualmente la scrittura, e si utilizzano materiali vari e adattabili (LIM, filmati, canzoni, interviste) piuttosto che libri di testo. L’obiettivo principale è sviluppare le competenze orali per favorire l’autonomia degli studenti nel contesto italiano.



La professoressa Barbara Gionti della sede Berlinguer, insegna matematica e scienze ed è al suo primo anno al CPIA a seguito di svariati anni nell’insegnamento tradizionale. Afferma che il cambio di prospettiva l’abbia portata a rivalutare l’importanza dell’insegnamento. Di seguito l’intervista:

1. Che tipo di competenze e sensibilità sono necessarie per insegnare in un contesto multiculturale come quello del CPIA?


Ritengo indispensabili, anche più della conoscenza della propria materia, l’empatia, l’ascolto e una forte flessibilità didattica. Gli studenti non hanno tutti lo stesso background, quindi sta al docente il compito di rendere un determinato argomento fruibile per tutti. In un contesto multiculturale come il CPIA è necessario saper leggere i bisogni degli studenti, rispettare i loro tempi, le loro storie e i loro vissuti. Serve anche una grande apertura mentale, la capacità di mettersi in discussione e adattare in corso d’opera strategie e contenuti. Spesso penso che, se un giorno i miei figli si trovassero nella stessa condizione dei miei studenti, lontano dal loro Paese e dalle loro certezze, vorrei che incontrassero qualcuno capace di accoglierli, ascoltarli e trattarli con rispetto e umanità. Questo pensiero guida il mio modo di stare in classe


2. Secondo lei cosa potrebbe essere migliorato a livello istituzionale per sostenere meglio l’istruzione dei ragazzi migranti?

Sarebbe importante investire maggiormente in risorse, formazione specifica per docenti e figura di supporto, come i mediatori culturali e psicologi. Ci dovrebbe essere maggiore continuità nei percorsi educativi e un coordinamento più efficace tra scuola, territorio e servizi sociali per favorire un’inclusione più duratura.


Anna Raiola Francesco-Mario Bisogno

Il Centro Nanà della Dedalus e il Salesiani Don Bosco: un obiettivo comune

Il Centro Nanà della Dedalus e il Salesiani Don Bosco: un obiettivo comune

Dedalus non ha solo l’obiettivo di insegnare l’educazione ai giovani minori migranti non accompagnati, anzi, la missione principale è quella di includere i ragazzi e farli sentire parte di una società, per non lasciarli da soli e isolati dal resto della popolazione. Per questo le lezioni d’italiano, così come altri insegnamenti importanti su altre materie, ma soprattutto sul rispetto delle regole, non bastano. Per questo motivo abbiamo creato il progetto InStreet, per connetterci a loro e insegnargli la creatività dell’organizzazione, ma il focus maggiore è sulla loro inclusività, diffondendo tra di loro la cultura dello sport e promuovendo l’integrazione tra il popolo italiano e i migranti.

Tra le altre cose, oltre ai tornei di basket e di ping pong che si sono tenuti rispettivamente a Piazza Garibaldi e al Centro Nanà, il centro interculturale non poteva non organizzare anche degli appuntamenti settimanali per una sana e amichevole partita di calcio. L’appuntamento si tiene ogni martedì mattina, giorno in cui gli operatori sociali accompagnano i ragazzi del Centro Nanà al Salesiani di Don Bosco.

Gli operatori di Nanà si sono impegnati affinché si potesse tenere un appuntamento a settimana per tenere i giovani studenti impegnati anche al di fuori delle attività scolastiche. Il motivo però non è solo ed esclusivamente per permettere loro di divertirsi e svagare, ma principalmente per farli sentire a casa. Come ben sappiamo, infatti, lo sport è una delle attività più importanti delle nostre vite e il calcio è un punto focale della cultura sportiva mondiale. Un altro ottimo metodo per diffondere la cultura nostrana ai ragazzi minorenni e neomaggiorenni e permettere loro di abbracciarla e renderla propria.

Ma non solo, il calcio è uno sport che gli permette di far parte di una squadra e di creare nuovi legami, anche con i dipendenti del centro per giovani, il Salesiani di Don Bosco, con cui si collabora da anni mediante l’utilizzo del campo da calcio in cui i nostri ragazzi possono giocare e collaborare in squadra, ovviamente rispettando sempre le regole del centro e del gioco stesso.

Il centro Salesiani ha degli obiettivi che si sposano perfettamente con quelli del Centro Nanà, aiutare le persone, specialmente le più fragili, ad integrarsi e imparare l’educazione attraverso lo sport. Don Bosco è una delle 2.000 istituzioni del Salesiani su 15.000, presenti in 132 paesi del pianeta, ad essere attivo nel campo giovanile. In questo centro sono presenti tantissimi giovani guidati da un tutor o un insegnante che da loro la possibilità di svagarsi, imparare e abbracciare la cultura sportiva.

Tutto in un centro di una Congregazione Cattolica di persone che hanno deciso di dedicare la loro vita a Dio attraverso il servizio ai giovani, in particolare ai poveri e ai disagiati. Coloro che ne fanno parte infatti sono entrati in questa forma di vita lavorando con i voti religiosi, vivendo in comunità, educando ed evangelizzando i giovani secondo l’esempio di San Giovanni Don Bosco, un Santo del diciannovesimo secolo.

Tuttavia non è solo la storia del Salesiani di Don Bosco a essere interessante, ma anche tutte le opportunità che il centro per giovani offre. Tra quelle già citate di permettere ai giovani di integrarsi e sentirsi parte di una società e di seguire la spiritualità del santo San Giovanni Don Bosco, c’è anche quella di mettersi in mostra agli occhi degli esperti sportiv. Il calcio soprattutto, infatti, è uno sport che, specialmente nel nostro paese, permette ai giovani di crearsi una carriera da calciatore e di stravolgere la propria vita con tutte le opportunità lavorative che questo sport offre. Il calcio è molto comune anche nei paesi da cui i ragazzi provengono, ma in Italia possono unire l’utile al dilettevole e farsi strada in questo mondo, raggiungendo vette molto alte ed entrando nella storia del calcio.

Molti nomi famosi sono partiti dal niente, giocando in campi sportivi di associazioni, comunità o scuole religiose, come nel caso del Salesiani. Un modo per gli studenti appassionati di mettersi alla prova e affrontare delle sfide, con dei personaggi che danno loro la possibilità di continuare ad allenarsi e diventare ancora migliori, sia come giocatori che come persone, entrando a far parte di squadre di calcio di varie leghe e così lavorare facendo ciò che più gli piace. Un modo per cambiare totalmente la loro vita ma ricordando sempre da dove sono venuti, questo grazie alla collaborazione tra il Centro Nanà e il Salesiani di Don Bosco.

Ivan Telese