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L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.

L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.
L’educazione dei MSNA e il ruolo del CPIA: Formazione e inclusione dei minori stranieri non accompagnati.

I CPIA (centro provinciale per l’istruzione degli adulti) sono scuole pubbliche statali istituite per offrire percorsi d’istruzione a persone adulte e giovani dai 16 anni in su, che non hanno concluso il percorso scolastico o vogliono apprendere l’italiano. I suddetti enti organizzano corsi di licenza media, alfabetizzazione, lingue e percorsi di riqualificazione professionale per italiani e stranieri.


Da circa vent’anni il Centro interculturale Nanà si impegna nella formazione dei minori e giovani stranieri soli, guidandoli in dei percorsi d’integrazione che partono dall’alfabetizzazione fino alla certificazione A2, con conseguente passaggio ai corsi del CPIA.

Dal mese di settembre 2025, noi addetti al Servizio civile abbiamo dato il nostro supporto alle lezioni, accompagnando periodicamente i ragazzi all’istituto comprensivo statale “Giuseppe Fiorelli” in Via Tommaso Campanella 4 a Mergellina, e affiancando i docenti, Bianca Cavallaro, Barbara Gionti, Marina Campolongo e Maurizio Puca per la sede Berlinguer, Lucia Cuomo, Tayga Irace, Stanislao e Roberto Cordovani per la sede Moscati, per quanto riguarda insegnamento ed esercitazioni circa la lingua italiana, inglese, tecnologia, matematica e scienze.
Per avere una visione più esaustiva nella comprensione di questo sistema scolastico e ottenere feedback da chi è interno a tali dinamiche, abbiamo svolto delle interviste alle professoresse Barbara Gionti e Lucia Cuomo e al dirigente scolastico Michele Nunziata.

Di seguito l’intervista fatta al dirigente scolastico:

1. Cosa distingue un CPIA da una scuola tradizionale oltre all’età degli studenti e la loro provenienza?

Il contesto del CPIA è molto diverso da quello della scuola tradizionale: oltre all’istruzione, è fondamentale occuparsi delle fragilità personali degli studenti e considerare il loro percorso di vita. I ragazzi che frequentano il CPIA provengono spesso da contesti complessi e questo influisce sull’apprendimento, rendendo necessari piani formativi personalizzati che partano dalla loro storia e dalle competenze già possedute.
A differenza delle altre scuole, dove esistono indicazioni nazionali e percorsi obbligatori monitorati anche da prove standardizzate, nell’istruzione degli adulti i profili di competenza in uscita sono più flessibili, lasciando maggiore spazio alla personalizzazione. Per questo, l’intervento didattico deve partire dall’integrazione e da un percorso di accoglienza, che nel nostro CPIA rappresenta circa il 10% del monte ore e mira a conoscere e valorizzare il pregresso degli studenti, costruendo su di esso il percorso formativo.



2. Quali strategie educative ritiene fondamentali per aiutare ragazzi che “partono da zero” dal punto di vista educativo all’interno del contesto scolastico italiano e come può essere valorizzato il loro percorso pregresso?

In un contesto come quello del CPIA, la didattica frontale risulta insufficiente: è necessario adottare un approccio differenziato, calibrato sui bisogni di ciascuno studente. Molti adulti non hanno avuto un percorso scolastico nel Paese d’origine e presentano lacune legate alla loro storia personale, per cui l’insegnamento deve essere flessibile e personalizzato. L’esperienza quotidiana in classe porta i docenti a individuare strategie diverse per ogni studente, basate su dialogo, empatia e accettazione dell’individualità. Si privilegia l’approccio orale, introducendo gradualmente la scrittura, e si utilizzano materiali vari e adattabili (LIM, filmati, canzoni, interviste) piuttosto che libri di testo. L’obiettivo principale è sviluppare le competenze orali per favorire l’autonomia degli studenti nel contesto italiano.



La professoressa Barbara Gionti della sede Berlinguer, insegna matematica e scienze ed è al suo primo anno al CPIA a seguito di svariati anni nell’insegnamento tradizionale. Afferma che il cambio di prospettiva l’abbia portata a rivalutare l’importanza dell’insegnamento. Di seguito l’intervista:

1. Che tipo di competenze e sensibilità sono necessarie per insegnare in un contesto multiculturale come quello del CPIA?


Ritengo indispensabili, anche più della conoscenza della propria materia, l’empatia, l’ascolto e una forte flessibilità didattica. Gli studenti non hanno tutti lo stesso background, quindi sta al docente il compito di rendere un determinato argomento fruibile per tutti. In un contesto multiculturale come il CPIA è necessario saper leggere i bisogni degli studenti, rispettare i loro tempi, le loro storie e i loro vissuti. Serve anche una grande apertura mentale, la capacità di mettersi in discussione e adattare in corso d’opera strategie e contenuti. Spesso penso che, se un giorno i miei figli si trovassero nella stessa condizione dei miei studenti, lontano dal loro Paese e dalle loro certezze, vorrei che incontrassero qualcuno capace di accoglierli, ascoltarli e trattarli con rispetto e umanità. Questo pensiero guida il mio modo di stare in classe


2. Secondo lei cosa potrebbe essere migliorato a livello istituzionale per sostenere meglio l’istruzione dei ragazzi migranti?

Sarebbe importante investire maggiormente in risorse, formazione specifica per docenti e figura di supporto, come i mediatori culturali e psicologi. Ci dovrebbe essere maggiore continuità nei percorsi educativi e un coordinamento più efficace tra scuola, territorio e servizi sociali per favorire un’inclusione più duratura.


Anna Raiola Francesco-Mario Bisogno

Il Centro Interculturale Nanà compie 20 anni!

Il Centro Interculturale Nanà compie 20 anni!

In occasione della Giornata Internazionale dei Migranti, sancita dall’Assemblea Generale dell’ONU il 18 dicembre 1990, Dedalus ha deciso di festeggiare i 20 anni di Nanà. Per alcuni membri storici della cooperativa, il 19 dicembre 2004 sembra ancora ieri, eppure da quel fatidico giorno sono passati ben due decenni. Un giorno che ha permesso a molti giovani di avere un’occasione per costruirsi una vita, partendo da un rifugio in cui farsi accogliere dalle comunità per poi permettere loro di spiccare il volo e integrarsi nella società di un paese diverso dal loro. Una missione che Dedalus ha deciso di intraprendere aprendo il Centro Nanà. un luogo in cui imparare, studiare e allo stesso tempo divertirsi.

Il lavoro svolto a Nanà ha sempre avuto come obiettivo l’accoglienza, la tutela e la promozione dei diritti dei minori stranieri non accompagnati, ma anche dei neomaggiorenni migranti. Nanà si è contraddistinta per la sua ammirevole abilità di stringere legami, dare supporto alle persone ed intessere buone pratiche con i servizi del territorio. Questo lavoro svolto alla perfezione, con la missione di aiutare i bisognosi, ha permesso a Nanà di caratterizzarsi come uno spazio aperto e di prossimità che può raggiungere anche i ragazzi più vulnerabili. Ma Nanà è anche un luogo innovativo, originale e che bada molto ai bisogni dei ragazzi.

La festa si è tenuta proprio il 19 dicembre 2024, giorno in cui il centro interculturale ha raggiunto la soglia dei 20 anni. Nanà è partito in piccolo, costruendo le prime mura e abbellendo la struttura con tutta l’attrezzatura necessaria per soddisfare i bisogni dei giovani minorenni non accompagnati e neomaggiorenni, per poi arrivare a quello che è oggi. I partecipanti sono stati in tanti e tutti si sono uniti con un buffet, con dei piatti preparati da Zazzu – Gusto Sano Napoletano, piatti gustosi e sani. Non sono mancate ovviamente le bevande, anche quelle sane, con dei succhi di frutta biologici e dei deliziosi dolcetti. Ovviamente il tutto accompagnato da della sana musica, mentre i membri storici di Dedalus hanno parlato della nascita di Nanà e della sua storia.

Ciò su cui il centro Nanà si basa è aiutare le persone in difficoltà, un modo per rendere il mondo un posto migliore. Molti ragazzi che Nanà ha aiutato a crescere, ad imparare e a integrarsi nella società oggi sono riusciti a realizzare qualcosa di grande. Molti di loro ora fanno un lavoro nobile che aiuta gli italiani a soddisfare le loro necessità. Questo perché Nanà ha deciso di accoglierli e di prendersene cura per costruire, fortificare e soprattutto permettere ai giovani di vivere insieme in una società.

La giornata dei 20 anni di Nanà ha avuto la partecipazione di grandi attori del settore. La giornata si è aperta con la registrazione dei partecipanti e l’apertura dei lavori e la presentazione della giornata, iniziata con Elena de Filippo, presidente della Cooperativa Sociale Dedalus e con Glauco Iermano, il responsabile dell’area Msna della Cooperativa Sociale Dedalus. La giornata è poi proseguita con il primo Panel: Accogliere – Accompagnare, che ha avuto anche la partecipazione di uno studente di Dedalus, Mustapha Camara, che ha collaborato insieme a Hawa Mohamed Ali, mediatrice culturale del Centro Nanà e di Dedalus, Paola Loffredo, la responsabile G.A Vavisol di Dedalus, la coordinatrice dei Percorsi Autonomia Guidata Nunzia Cipolla, il responsabile dell’accoglienza MSNA del Salesiani a Don Bosco, Giovanni Vanni e infine Sabrina Riso, del Servizio minori Infanzia Adolescenza, tutto coordinato da Ilaria Guerra del Centro Nanà.

Siamo poi arrivati al secondo Panel: Conoscere – Includere, coordinato da Gennaro Curallo, che parla di Nanà come un’opportunità di apprendimento, di crescita e di emancipazione. I protagonisti sono stati Abou Bakayoko, studente e tirocinante, Mariangela Acampora, operatrice sociale del Centro Nanà di Dedalus, Michele Nunziata, il direttore del CPIA di Napoli, Giuliano Capasso, altro operatore di Dedalus, Alessandra Barzaghi della Fondazione ISMU ETS e l’imprenditore Stefano Scala. Di seguito c’è stato il terzo Panel coordinato da Natalia Nives Mordente: Comunità (educante) – Sicurezza, con la partecipazione dello studente e operatore interculturale Omar Marong, il responsabile G.A Aliante di Dedalus Edlir Sina, il mediatore culturale del centro Nanà Dilal Hossen, la soprintendente e governatrice Pio Monte Misericordia Fabrizia Paternò dei Duchi di San Nicola, il presidente della Fondazione San Gennaro Pasquale Calemme e la presidente del Civico Zero Onlus Laura Cucinelli.

Infine si è parlato di progetti, collaborazioni, scenari, territori e luoghi, insieme ad Andrea Morniroli della cooperativa sociale Dedalus del progetto La Bella Piazza/RISVEGLIARE LA COMUNITÀ e a Gianluca Pisano e Dora Artiaco, del Servizio Minori Infanzia Adolescenza del Comune di Napoli, che hanno lavorato al progetto PAG Neomaggiorenni/UN SOSTEGNO VERO. La serata si conclusa parlando di confronto, prospettive e proposte e gli attori protagonisti sono stati Claudia De Luca, della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, Luca Trapanese, l’assessore al Welfare del Comune di Napoli, la project manager dell’iniziativa Never Alone Viviana Valastro, la presidente Equality di Padova Barbara Maculan, il professore di Dirito costituzionale dell’Università Federico II di Napoli e Presidente dell’associazione Mani Tese Renato Briganti, Virginia Costa della direzione del Servizio centrale SAI e Stefania Congia della direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il tutto coordinato da Glauco Iermano. La giornata si è conclusa con buffet organizzato da Zazzu – Gusto Sano Napoletano e con musica e socializzazione con i ragazzi di Nanà.

Storie di Noi: Daouda Sanogo

Storie di Noi: Daouda Sanogo

Mi chiamo Daouda Sanogo e sono nato in Costa D’Avorio. Ho 17 anni e da dieci mesi vivo in Italia. Sono partito dal mio paese l’anno scorso ed ho attraversato il Burkina Faso, il Niger e la Libia dove ho vissuto circa un mese. Da lì mi sono imbarcato per l’Italia e ho raggiunto la città di Salerno.

Adesso vivo in una comunità a Santa Maria di Vico e frequento il Centro Nana dove studio Italiano, gioco a calcio e seguo corsi di fotografia. Mi piace fotografare tutto, soprattutto il mare e i palazzi di Napoli.

In Costa D’Avorio ho lasciato le mie due sorelle e mia cugina, stanno bene ma spero di rivederle presto.

Mi piacerebbe molto a giocare a calcio ma soprattutto a basket.