Palazzo
San Giacomo ospiterà l’evento che darà la possibilità ai giovani mediatori del
Centro Nanà, Dilal Hussen e Amadou Janha, di raccontare le proprie esperienze
alla platea.
“I minori stranieri non
accompagnati e il Walfare locale: il passaggio alla maggiore età e l’autonomia”.
Questo il tema di estrema rilevanza che sarà affrontato durante il seminario
che si terrà Giovedì 9 Maggio, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, presso Palazzo
San Giacomo. Questo incontro si inserisce nell’ambito del progetto “Ragazzi
Sospesi” promosso da Cooperativa sociale Dedalus, Comune di Napoli, Oxfarm
Italia, Pio Monte della Misericordia, Priscilla e realizzato grazie ai finanziamenti
del bando nazionale “Never Alone”. “Con questo seminario vogliamo far luce sui
problemi che affrontano i “Minori soli non accompagnati” nel passaggio alla
maggiore età, transito caratterizzato da un sistema di ampia tutela offerta dal
nostro lavoro di mediazione linguistica, accoglienza, formazione ai fini
dell’inserimento lavorativo, dal sostegno delle istituzioni pubbliche ad un
regime di abbandono e discriminazione che non prevede più alcuna tutela da
parte degli organi statali – spiega
Glauco Iermano, coordinatore dell’area minori della cooperativa sociale
Dedalusche continua – questo bando voluto da fondazioni private, appoggiato dal
Comune di Napoli vedrà la partecipazione dei nostri giovani mediatori, Dilal e
Amadou, che porteranno la propria esperienza come esempio e monito di
integrazione positiva al fine di trarne spunti, di rilevanza fondamentale, per
il processo di miglioramento del percorso di integrazione che vogliamo sia
completo e privo di discriminazioni partendo proprio da quella anagrafica”. Il
progetto infatti, mira a stabilire le linee guida di un accompagnamento che non
si interrompa bruscamente al compimento nel 18esimo anno di età ma che possa
accompagnare i neomaggiorenni fino al raggiungimento della piena autonomia
sociale, formativa ed economica, consentendo ai giovani stranieri di accedere a
tutte le possibilità professionali senza alcuna discriminazione razziale ed
anagrafica, quindi di natura puramente burocratica.” “Invitiamo la popolazione, tutti coloro che
siano interessati a partecipare – conclude Iermano – al fine di trarre il
massimo profitto da questo evento, ovvero la diffusione della conoscenza di
questo spinoso tema lasciato troppo tempo nell’oscurità dei processi della
macchina burocratico-amministrativa”.
Giovedì 9 Maggio 2019 Palazzo San Giacomo – Sala Giunta – Napoli
Il Seminario è un’iniziativa del Progetto “Ragazzi Sospesi– Azioni di accompagnamento all’autonomia nel passaggio alla
maggiore età dei minori stranieri non accompagnati”, realizzato in
collaborazione con il partenariato composto da Dedalus, Oxfam Italia, Pio Monte
della Misericordia, Associazione Priscilla e Comune di Napoli, finanziato dal
Bando nazionale “Never Alone, per un domani possibile”, con l’intento di
promuovere modalità innovative per l’accoglienza e l’integrazione dei MSNA
presenti su tutto il territorio nazionale. Nell’ambito
del Seminario saranno approfondite tre piste di lavoro: sistema giuridico, approfondimento socio-antropologico e interventi di presa
in carico sociale, tutti orientati a
riconoscere le specificità e le complessità del lavoro di presa in carico dei
Msna nel passaggio dalla minore alla maggiore età, con un’attenzione
particolare alla programmazione individualizzata finalizzata all’emancipazione
e all’autonomia abitativa e lavorativa dei giovani destinatari.
ore 9.00 Apertura dei lavori
Roberta Gaeta – Assessore alle Politiche Sociali
del Comune di Napoli
Laura Marmorale – Assessore ai Diritti di
cittadinanza ed alla Coesione sociale del Comune di Napoli
Viviana
Valastro – Project Manager Never Alone
ore 9.30
Progetto Ragazzi Sospesi
Glauco Iermano – Coordinatore area minori
cooperativa Dedalus
ore 10.00
Lo
stato dell’arte della legge n.47/2017 a due anni dall’attuazione
Amarilda Lici – ASGI
ore 10.30
Il sistema di accoglienza dei
minori stranieri in Italia alla luce delle recenti modifiche normative: il
ruolo degli enti locali e del SIPROIMI
Virginia Costa – ANCI
ore 11.00
Minori sulla carta, adulti
nella vita: leggere i bisogni e competenze dei minori stranieri non
accompagnati per accompagnare il transito alla maggiore età
Gabriella Argento – Università degli studi di Palermo
ore 11.30
Il punto di vista dei neo-maggiorenni
MD Dilal Hussen e Amadou Janha – Cooperativa
Dedalus
ore 12.30
Gli interventi sociali in
favore dei Msna: le nuove sfide e prospettive di lavoro nella costruzione dei
percorsi di autonomia per i neo-maggiorenni
Barbara Trupiano –
Dirigente Servizio Politiche per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di
Napoli
ore
13.00
Conclusioni
Filomena Albano – Autorità Garante per l’Infanzia e
Adolescenza
Coordina e modera
Giovanna Tizzi – Oxfam Italia
“Never Alone per un domani possibile” è un’iniziativa di Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Enel Cuore Onlus, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione CON IL SUD, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Peppino Vismara. Never Alone si inserisce nel programma europeo EPIM – European Programme on Integration and Migration, un’iniziativa congiunta di varie fondazioni europee che dal 2005 lavorano sui temi delle migrazioni in Europa.
Sono partito dal mio villaggio
in piena notte, nella primavera del 2012. Avevo 15 anni appena compiuti.
Non dimenticherò mai
quel momento, quandoiniziòil lunghissimo viaggio, durato quasi due anni,che mi
ha portato fino a Napoli nella primavera del 2014.
I miei genitori
sapevano che sarei andato via, viste le difficoltà economiche e di
sopravvivenza quotidiana che attraversava la mia famiglia, ma non immaginavano
che lo avrei fatto quella notte. Partii, con l’intenzione di arrivare in Europa,
insieme ai miei 6 compagni di viaggio,
tutti di due-tre anni più grandi di me.
Lasciammo il nostro
villaggio e arrivammo al centro urbano più vicino, Madaripur; da qui prendemmo
una corriera che ci portò fino a Dacca, la capitale del Bangladesh.Poi, dopo tre
giorni di attesa, prendemmol’aereo egiungemmo ad Islamabad, in Pakistan.
Fin qui, a parte
l’emozione del primo volo aereo e la paura per i documenti contraffatti, il
viaggio fu abbastanza semplice e persinodivertente: viaggiare tutti insieme per la prima volta
fuori dal villaggio, con un misto di paura, disperazione, incoscienza, ma anche
con una gran voglia di mettersi in gioco e di scoprire altri luoghi, ci dava
l’emozione dell’avventura!
Dal Pakistan ci
dirigemmoverso l’Iran. Ma qui le sensazioniiniziarono a cambiare.Ci spostavamo quasi
sempre di notte, a piedi o con i pick up, mentre di giorno usavamo delle
corriere eci fermavamo in delle case senza poter uscire, per non farci scoprire
dalla polizia. Ci muovevamo seguendo i diversi passeurs, che si scambiavano i
nostri documenti e le informazioni sulle tappe successive, ed incrociando altre
persone che seguivano le stesse nostre rotte.Dopo circa due mesientrammoin
Afghanistan.
Dopo molte settimane arrivammo
aKabul.Nascosti in un appartamento,
in attesa delle successive indicazioni per proseguire il viaggio. Dopo circa 3
settimane, finalmente ripartimmo tutti e 7 da Kabul e continuammo a spostarci,
fermandoci di casa in casa.Ogni notte aumentava la paura di essere scoperti ed
arrestati dalla polizia, che si diceva diventasse sempre più dura e pericolosa.
Trascorremmocirca quattromesi,
attraversando l’Afghanistan e l’Iran, per poi raggiungere il confine con la
Turchia.Entrati in Turchia, fummofermati ed arrestati. In prigione fummo
sottoposti a interrogatori quotidiani.I poliziotti volevano rimandarci indietro
in Bangladesh, e a questo scopo provavano ad estorcerci la confessione sulla
nostra provenienza ma, preparati a questa evenienza, ci dichiarammo cittadini
del Myanmar (Birmania),dove non potevano rimpatriarci a causa della guerra
civile nel paese. Chissà come e perché, dopo circa tre mesi di prigione e di
continui interrogatori, liberarono i più piccoli di noidicendoci di andare subito
via dalla Turchia.
Rimanemmo in tre, e,
dopo aver ripreso i contatti con alcuni passeur in Turchia, ci dirigemmo verso
il confine con la Grecia.
Dopo altre notti
passate soffrendo il freddo e la fame, nascondendoci dalla polizia tra le
campagne turche in attesa di trovare la strada libera, incontrammo altri gruppi di persone che
tentavano la stessa nostra sorte. Molti di noi si ammalarono e furono catturati
dai poliziotti turchi. Noi, fortunatamente,scampammo alle numerose retate e,
giunti in prossimità del fiume Evros, aspettammo il momento opportuno per
attraversarlo.
Qui ricordo cheuna
notte, avendo una fame immensa, intravidi un albero con dei fruttisimili alle
mele, ne presi alcune, neaddentaiuna con molta forza,e sentii un fortissimo
dolore: era più dura di una pietra, e mi ruppi i denti…come puoi ben vedere…!
Finalmente, una notte,
insieme ad altre 15 personecirca, decidemmo di oltrepassareil fiume. Io avevo una
paura grandissima a vedere la piccola barchetta sgangherata su cui dovevamo
salire, rimanendoimmobili e in silenzio, col rischio di cadere e di annegare.
Non sapevamo nuotare.
Ma alla fine arrivammo
inGrecia, in Europa! Ci accorgemmo
subito che non era l’Europa che immaginavamo. Dopo molte nottidi cammino, fummo
ad Atene. Qui ci fermammo e capimmo come
organizzare la nostra nuova vita; mi ritrovai solo, perché i miei due compagni vollero
proseguire il viaggio verso l’Italia.
In Grecia rimasicirca
un anno.Ad Atene lavoravo presso un fioraio,una brava persona, che aveva
un piccolo negozio molto frequentato, e dove imparai anche un po’ di greco. Non
stavo male in Grecia, ma non avevo i documenti, né il permesso di soggiorno e
quindi anche qui dovevo nascondermi, finché un giorno non fui controllato dalla
polizia, arrestato e portato in un campo che sembrava una grande prigione
(avevo 16 anni). Rimasi rinchiuso per circa tre mesi, insieme a più di duecento,
tra i quali c’eranomiei connazionali e persone di varia provenienza che mi diedero
molte informazioni sulle possibilità di proseguire il viaggio verso l’Europa. E
qui decisi che sarei venuto in Italia in cerca di una situazione migliore, immaginando
che a Napoli o a Roma avrei trovato molti altri bengalesi che avrebbero potuto
aiutarmi a continuare il viaggio. Appena uscito dal Campo, mi diedi da fare per
ottenere dei documenti falsi con i quali poter attraversare la frontiera con
l’Italia.Da Atene mi spostai verso il Peloponneso e, dopo aver raccolto il
denaro e i documenti, un pomeriggio mi imbarcai a Patrasso sulla prima nave per
l’Italia.
Non ricordo se era Bari
o Brindisi, ricordosolo la grande emozione quando, dopo aver passato i
controlli della polizia sulla nave, scesi sulla terra ferma e mi incamminai
verso la prima stazione ferroviaria. Diretto a Napoli.
Ho ascoltato questo racconto per circa tre ore, seduto sugli scogli di fronte al mare, a Bagnoli,
un pomeriggio di fine luglio del 2015. Mentre il giovane Faran(compagno di
comunità) si tuffava ripetutamente nel mare di fronte a noi, Arkan ripercorreva
in un buon italiano le tappe incredibili del suo viaggio. Il ricordo delle
difficoltà e delle sofferenze non era abbastanza forte da rovinare il sorriso
di quel volto intelligente e sensibile .
Dopo tre mesi Arkan avrebbe compiuto 18 anni e avrebbe dovuto
lasciare la Comunità per minori che lo aveva accolto, a causa del
raggiungimento della maggiore età, interrompendoil percorso di inclusione socio
– educativa intrapreso meno di un anno prima (ottenendo la licenza media
inferiore, completando un tirocinio formativo come cameriere ed ottenendo il
permesso di soggiorno e tutta la documentazione necessaria…).
Occasionalmente ho rincontratoArkane l’anno scorso, quando è
venuto a salutarci al Centro interculturale Nanà, ho gioito insieme a lui per
il lavoro “regolare” di giardiniere che, con passione e amore, sta svolgendo
presso delle famiglie di Via Posillipo. Ho notatola sua nuova dentatura, frutto
del denaro ottenuto con il suo lavoro, che gli ha restituito la dignità e la bellezza di un sorriso che risplende come una metafora del
riscatto dalle difficoltà, delle umiliazioni e delle sofferenze subite durante
il viaggio, una interminabile odissea di due anni.
La storia di Arkan è una tra tante, le migliaia di altre
storie di migrazione, di fuga e disofferenza, di giovani e giovanissimi, e non
solo, che lasciano la loro terra, la loro famiglia, per un dove che non si sa,
loro malgrado.